Gazzetta di Reggio

Reggio

immigrazione e sfruttamento 

Riti voodoo a una 17enne ridotta a schiava Coppia arrestata, la faceva prostituire

Leonardo Grilli
Riti voodoo a una 17enne ridotta a schiava Coppia arrestata, la faceva prostituire

In manette marito, moglie e un terzo uomo tutti nigeriani: sono accusati di sfruttare un traffico di ragazzine dall’Africa

3 MINUTI DI LETTURA





reggio emilia

Prima un viaggio terribile attraverso il deserto, in mano agli schiavisti e circondata da cadaveri avvolti dalla sabbia. Poi, una volta arrivata in Italia, il reclutamento da parte dell’organizzazione criminale nigeriana per metterla subito in strada, a farla prostituire.

Un piano organizzato ben prima della sua partenza dalla Nigeria ma questo, la giovane 17enne ridotta in schiavitù a Reggio Emilia, non lo sapeva.

Era stata venduta come una merce qualunque, a sua insaputa, con la promessa di una vita migliore in Europa. Qui, però, ha trovato solo orrori, violenze e paura.



È questa la drammatica storia scoperta dai volontari del progetto comunale Rosemary, che da anni si batte per togliere le ragazze dalla strada. Sono stati loro a convincerla a fuggire dai suoi aguzzini, rifugiarsi in una struttura protetta e, soprattutto, parlare con la polizia. A loro la minorenne ha raccontato le torture psicologiche e le costrizioni fisiche che ha dovuto subire, facendo scattare le indagini della squadra mobile convogliate nell’operazione “Ruthless”, dall’inglese “spietato”.

Una parola scelta non a caso dagli inquirenti perché, in effetti, è la spietatezza a caratterizzare la complessa organizzazione criminale scoperta e smantellata grazie alla competenza della polizia. Così, attraverso intercettazioni telefoniche anche su utenze africane, difficili traduzioni dai dialetti Ishan ed Edo (parlati nella città nigeriana di Bebin), prove raccolte e preziose testimonianze della ragazzina, ieri mattina la Mobile ha arrestato in una retata i responsabili di questo vero e proprio traffico di esseri umani, anch’essi originari della Nigeria.



Si tratta di una coppia molto radicata a Reggio Emilia, residente da anni in via Veneri e senza precedenti penali: Augustine Osazuwa, 48 anni, ed Eunice Agbonze, 45 anni. In manette anche un terzo nigeriano, il 42enne Festus Esezobor, residente a Brescia ma già noto nel Reggiano per reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti. Secondo le indagini degli inquirenti, questo terzo personaggio sarebbe entrato nella gestione della tratta di ragazzine solo in un secondo momento e in modo marginale, facendo della compravendita di droga la sua fonte di guadagno principale.



Cosa diversa, invece, per la coppia di incensurati. Stando a quanto raccolto dalla polizia, infatti, erano loro a gestire le prostitute, comprandole direttamente dalla Nigeria. E, in questo caso, comprare è il termine adatto. Nelle intercettazioni registrate dagli inquirenti, infatti, la coppia richiedeva a chi gestiva in Africa il traffico di ragazzine delle giovani “malleabili”, adatte ad essere soggiogate una volta arrivate in Italia così da non perdere l’investimento fatto su di loro. Oggetti, non esseri umani.

E come oggetti queste ragazze, molto spesso minorenni, venivano trattate durante un viaggio terribile anch’esso ricostruito dalla polizia reggiana. La coppia, secondo gli elementi raccolti nell’indagine, contrattava il prezzo di acquisto delle giovani, a volte direttamente con le loro famiglie, per poi pagare il viaggio fino in Sicilia attraverso il deserto, la Libia e infine il Mediterraneo.



«Alcuni sono riusciti ad arrivare in Libia, ma poi li hanno rimandati indietro – una delle frasi raccontate dalla 17enne alla polizia –, il nostro autista era ubriaco ed avevamo tutti paura. Lui era ubriaco, poi ci siamo fermati e lui è uscito dalla macchina ed è andato più avanti a fare le foto ai cadaveri per strada».

Nel caso della minore, una volta arrivata in Sicilia è stata portata in un centro a Catanzaro dove ha fatto domanda di asilo dichiarandosi maggiorenne. Quindi la fuga e l’arrivo a Reggio, diversi mesi fa. Qui è avvenuto il soggiogamento tramite un rito voodoo. Un credo particolarmente sentito in Nigeria che, agli occhi della ragazzina, sola e senza nessuno, la legava indissolubilmente alla “maman”, l’autrice del rito: la 45enne arrestata. —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google