Serie di spaccate con il tombino Condannata la banda del casco
Pena non sospesa: la coppia di stranieri, ora ai domiciliari, andrà in carcere I due erano accusati di quattro furti (tentati e riusciti) nei negozi e di ricettazione
san polo. Sono stati condannati per direttissima con rito abbreviato per aver compiuto in concorso tra loro una serie di furti: spaccate con un tombino tentate e riuscite ai danni di negozi – con l’aggravante di aver usato violenza sulle cose e di aver agito travisati – e per ricettazione. I marocchini Abdellah Addala, 30enneresidente a Cavriago, e Mahdi Lahlali, 25enne abitante in città, ieri sono stati condannati rispettivamente di 2 anni, 4 mesi e 600 euro di multa e 2 anni, 6 mesi e 800 euro di multa. Per entrambi, arrestati e attualmente ai domiciliari, la pena non è sospesa: andranno in carcere.
I COLPI NEL 2017. La serie di colpi risale al settembre e ottobre del 2017. L’indagine è partita dal furto al negozio di informatica San Polo Tech di via Gramsci, letteralmente svuotato di computer, cellulari e articoli informatici dopo il lancio di un tombino di ghisa sulla vetrina. Il medesimo copione – cioè una spaccata con un tombino stradale – si è ripetuto ai danni di tre negozi del centro commerciale Multiplo di Bagnolo: due tentati furti al bar “Luna e Sole”, dove i ladri sono stati sorpresi dal titolare cinese mentre forzavano le macchinette, e alla farmacia comunale, dove l’allarme entrato in funzione ha messo in fuga i malintenzionati. Nello stesso centro commerciale, invece, è riuscita la spaccata alla cartolibreria “Poker Due”, dove due malviventi si sono impossessati di parecchi tagliandi di “Gratta & Vinci”. Tutti questi colpi hanno avuto un filo rosso: la banda ha agito su uno scooter Piaggio rubato, con il volto coperto da caschi semi-integrali di colore nero.
I carabinieri sono riusciti a ricostruire il puzzle di spaccate grazie ad un filmato delle telecamere di videosorveglianza, che hanno consentito di concentrare le attenzioni sui due marocchini. Le intercettazioni telefoniche e le perquisizioni personali e domiciliari hanno chiuso il cerchio: in disponibilità di Mahdi è stato trovato uno dei cellulari rubati e, soprattutto, i caschi utilizzati per i raid.
il processo. La conclusione del processo è andata in scena ieri in tribunale a Reggio Emilia. In un primo tempo i difensori di Addala (avvocati Nicola Tria e Giuseppe Calderola) hanno espresso l’intenzione di patteggiare, ma il giudice monocratico Simone Medioli Devoto ha sollevato un impedimento ostativo, legato alla recidiva e alla reiterazione (entrambi hanno diversi precedenti), che escludeva il patteggiamento. Perciò è stata necessario un cambio in corsa, e anche Addala – come Mahdi Lahlali, difeso dall’avvocato Federico Bertani – ha optato per il rito abbreviato, che consente lo sconto di un terzo della pena.
Il pm aveva proposto 2 anni 4 mesi per Addala e 3 anni per Lahlali. —
AMBRA PRATI. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.
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