Gazzetta di Reggio

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Dopo la svastica in cento alla Pieve per solidarietà alla casa della carità

Adriano Arati
Dopo la svastica in cento alla Pieve per solidarietà alla casa della carità

Le suore di Cagnola avevano aderito all’iniziativa di Libera Lo sfregio in poche ore ha riunito tante persone

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CASTELNOVO MONTI

Cento magliette rosse insieme. Si sono ritrovate ieri a pranzo per mostrare solidarietà alle suore della casa della carità di Cagnola, dopo la svastica che martedì ha sfregiato la loro maglietta rossa e la loro voglia di impegnarsi per il prossimo. Ha avuto una buona partecipazione l’iniziativa organizzata da Libera e dal Comune di Castelnovo Monti per rispondere al vandalismo. Una settimana fa le suore avevano aderito alla giornata delle magliette rosse legata alla tratta umana nel Mediteranno, e lo avevano fatto a modo loro, esponendo un manichino con una polo rossa sulla strada verso Vetto, vicino a Cagnola, la piccola borgata dove la casa della carità ha sede.



Pochi giorni dopo la brutta sorpresa: il manichino è stato “rapito” di notte e restituito con un cappio al collo, scarabocchi nella finta testa e soprattutto una svastica rovesciata disegnata sulla maglietta. Il più noto simbolo nazista, un messaggio che certo non mostrava apprezzamento per la scelta della suore di unirsi alla campagna promossa da don Luigi Ciotti e da Libera, l’associazione contro le mafie fondate dallo stesso sacerdote.

Se si tratti di una ragazzata o di qualcosa di più serio, di una sorta di avvertimento, per ora non è dato saperlo. L’unica certezza è stata la reazione. Libera e l’amministrazione castelnovese hanno deciso di rispondere con un evento collettivo in cui dare vicinanza concreta alle religiose. Nel giro di pochi giorni è stato organizzato il pranzo ed è stato raccolto un centinaio di adesioni.



Ieri in tanti si sono dati appuntamento nel grande salone dell’oratorio della Pieve di Castelnovo: donne e uomini, adulti e ragazzi, italiani e non, della montagna come del resto della provincia. Quasi tutti con magliette rosse, a ribadire simbolicamente la voglia di schierarsi a favore della campagna di Libera: don Ciotti invitava a usare colori sgargianti per ricordare le tonalità vivaci con cui i migranti fanno vestire i loro piccoli figli, così da renderli più visibili nella non remota eventualità di naufragi o emergenze. Ad accoglierli, grandi tavoloni apparecchiati. Due verticali, molto lunghi, e di fronte, riservato alle ospiti d’onore: nella tavola sistemata in orizzontale si sono sistemate le suore assieme ai volontari della casa della carità di Cagnola ed ad alcuni dei richiedenti asilo accolti in questi anni dalle strutture dell’area castelnovese.



La formula era semplice: pasta al pomodoro, stuzzichini e torte casalinghe, tutto preparato direttamente nella cucina dell’oratorio. L’ingresso era a offerta libera, e il ricavato, al netto delle spese, verrà destinato alle realtà locali, alle attività dello stesso oratorio e a quelle delle religiose a Cagnola. Prima di mangiare sono intervenuti i promotori. Hanno parlato Manuel Masini, referente di Libera Reggio Emilia, il sindaco Enrico Bini, il parroco don Evangelista Margini e sorella Antonella, la responsabile della casa della carità. A turno hanno ricordato lo strano miscuglio di cronaca locale e nazionale che ha portato a questo pranzo, e hanno ringraziato per la forte partecipazione, non scontata con due soli giorni, in pratica, per raccogliere le adesioni.

Al termine, prima dei saluti, l’immancabile foto di gruppo fuori dall’oratorio per immortalare l'occasione e darsi appuntamento a prossime occasioni, nella speranza che le motivazioni siano meno antipatiche di quelle che hanno generato questo raduno. —



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