Il viaggio sotto ricatto dall’Africa a Reggio
Il tragitto degli schiavisti che rifornivano di ragazzine la coppia di nigeriani arrestata. Scomparsa una seconda carovana
reggio emilia
Che valore ha la vita umana? Non ha prezzo, direbbero in molti. Ma in realtà un prezzo, se sei una ragazzina africana in mano ai trafficanti di esseri umani, lo ha. Ed è un calcolo preciso che tiene conto di rischi e di guadagni, di interessi, di compravendite. La schiavitù, nel tragitto che collega la Nigeria all’Italia e a Reggio Emilia, esiste ancora. E acquistare una giovane nigeriana costa quanto comprare un cane da tartufo. Poche migliaia di euro, un cartellino che spesso si aggira sui 5mila euro.
Dettagli e storie di solitudine e sfruttamento emerse grazie alle indagini della polizia reggiana, culminate nell’arresto della coppia d aguzzini e del loro complice, venerdì mattina. Utili sono state soprattutto le intercettazioni, che hanno carpito le conversazioni fra gli sfruttatori di via Veneri e i loro connazionali in Nigeria. Due le contrattazioni di schiave del sesso accertate dagli inquirenti. La prima, emersa grazie ai racconti della 17enne dalla quale è partita l’indagine, è avvenuta nel 2016.
In questo caso la ragazzina è stata venduta assieme a un’altra nigeriana, appena maggiorenne, per poi finire nelle mani della coppia. Arrivate a Reggio le due sono state mandate in strada, a prostituirsi fra la stazione e il modenese, in totale clandestinità. I trafficanti, e successivamente gli sfruttatori, hanno infatti tutto l’interesse affinché le giovani restino irregolari sul territorio italiano, in modo da poterle ricattare con più efficacia.
Ricatti che assumevano anche forme esoteriche (i riti voodoo) ed economiche: le due ragazze oltre a dover pagare vitto e alloggio ai loro aguzzini per circa 100 euro al giorno, avevano anche il dovere di ripagare il costo del viaggio dalla Nigeria, che loro credevano essere di 25mila euro. Per raggiungere la quota giornaliera, ovviamente, dovevano prostituirsi e se a fine turno non raggiungevano la cifra necessaria erano pronte a vendersi anche per pochi euro. Ma le intercettazioni della polizia hanno fatto emergere vicende ancora più inquietanti.
E, nello specifico, una seconda carovana di schiave per la quale stava trattando la coppia, il cui tragitto è in parte rappresentato nella mappa in pagina. Tre ragazzine, che nelle telefonate sono chiamate Glory, Happy e Faith, sono partite dalla Nigeria il 20 giugno 2017 accompagnate da due protettori.
Da Benin City hanno raggiunto Onitsha in mano a un primo trafficante per poi spostarsi a Kano, nel nord del Paese, minacciato dai terroristi di Boko Haram. Il tutto sotto il monitoraggio degli acquirenti a Reggio, che chiedevano rassicurazioni agli schiavisti in Africa ricevendo in risposta vanterie di questo tipo: «Fa piacere quando è tutto chiuso (con riferimento al periodo particolarmente difficile per le traversate, ndr) perché si vede chi riesce a lavorare e chi no». Al confine fra Niger e Libia, però, la carovana ha un problema e viene bloccata. Le ragazze vengono rapite o arrestate e, un mese dopo, il convoglio è costretto a tornare in Nigeria.
Non si sa con quante persone a bordo, né se qualcuna di loro sia sopravvissuta. —
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