C’è ancora il caos istituzionale sul futuro delle Province
Il presidente Giammaria Manghi ha partecipato insieme all’Upi al vertice con il nuovo ministro agli Affari Regionali sugli effetti della legge Delrio
REGGIO EMILIA . Trovare soluzioni alla difficile situazione finanziaria delle Province ed intervenire con una revisione della Legge Delrio, per tornare a dare risposte alle comunità e ai territori e sciogliere i nodi più critici di una riforma che – dopo quattro anni e, in particolare, dopo il referendum del 2016 – mostra criticità per quanto riguarda funzioni e organi amministrativi. Di questo hanno parlato giovedì a Roma il ministro degli Affari regionali Erika Stefani e una delegazione dell’Ufficio di presidenza dell’Upi composta dal presidente Achille Variati e dai presidenti delle Province di Reggio Emilia e Potenza, Giammaria Manghi e Nicola Valluzzi.
«È stato un incontro positivo, col ministro Stefani si è impostato il confronto in un clima di rispetto istituzionale e collaborazione – afferma Manghi – Ora ci auguriamo si riescano a trovare le prime risposte già nei prossimi provvedimenti del Governo alle principali emergenze che riguardano le Province». Per Manghi, bisogna innanzitutto intervenire sui «tagli subiti negli anni passati che ancora oggi impediscono a 16 Province su 76 di Regioni a statuto ordinario di chiudere i bilanci di previsione, alcune delle quali rischiano il dissesto. Per questo abbiamo richiesto un fondo straordinario di 90 milioni». Fra le urgenze, anche quello di «evitare il caos istituzionale che, se non si interviene con un provvedimento specifico, si rischierà tra settembre e gennaio, quando scadranno 48 Presidenti e 70 Consigli provinciali».
Che genere di caos? «Dapprima le elezioni – spiega Manghi – ad oggi, non sono allineate, visto che la Legge Delrio ha fissato durate di 2 e 4 anni rispettivamente per Consiglio e Presidente. A Reggio Emilia, ad esempio, il mio mandato scadrà a ottobre, quello del Consiglio, giunto al suo secondo, a dicembre. Dovremmo avere ottenuto la disponibilità ad allinearli entrambi a gennaio, ma non basta. Il motivo? Perché la prossima primavera è prevista una consistente tornata di elezioni amministrative e questo comporta due problemi. Non poter candidare a presidente la stragrande maggioranza dei sindaci, visto che per la Legge Delrio sono eleggibili solo quelli il cui mandato scada non prima di 18 mesi dalle elezioni: a Reggio, in pratica, potrebbero candidarsi solo 10 sindaci su 42. Poi, ovviamente, il rischio è quello di eleggere un Consiglio provinciale che potrebbe non essere rappresentativo dei Consigli comunali che sarebbero eletti dopo un paio di mesi». Per Manghi, è «indispensabile un intervento normativo, da compiersi al più presto: anche per questo abbiamo chiesto, dopo l’importante passaggio di giovedì, un incontro, in tempi brevi, con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giorgetti». —
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