«Così le leggi razziali impedirono a me a mio padre e mia madre di essere una famiglia»
LA TESTIMONIANZAstella borghiQuando vado a trovare mio padre al cimitero ebraico di Livorno, passo davanti alla targa muraria posta in ricordo della famiglia Luzzatto deportata e sterminata nei lager...
LA TESTIMONIANZA
stella borghi
Quando vado a trovare mio padre al cimitero ebraico di Livorno, passo davanti alla targa muraria posta in ricordo della famiglia Luzzatto deportata e sterminata nei lager nazisti. Vi è scritto: la violenza spezzò la nostra vita, l’amore ne rievoca la memoria, la fraternità rimane la massima aspirazione degli uomini liberi dallo sterminio alla memoria, alla fraternità.
Mi pare che oggi stiamo percorrendo il cammino a ritroso: la fraternità umana sta scomparendo, la memoria si sbiadisce, l’indifferenza per la morte degli altri rasenta quella degli abitanti dei villaggi tedeschi vicini ai campi di sterminio nazisti dove furono ammazzate dodici milioni di persone di cui sei milioni di ebrei, ma anche sinti, rom, testimoni di Genova, omosessuali, oppositori politici. È la maledizione della terza e della quarta generazione di cui ha parlato Panebianco sul Corriere della Sera del 22 giugno. Senza più testimoni che abbiano trasmesso la conoscenza e la volontà di non dimenticare alla generazione successiva “le nuove generazioni si avviano così, in modo incosciente, a ripercorrere le orme di coloro che, diversi decenni prima, misero in scena la tragedia delle guerre, degli stermini, delle distruzioni”.
Quando il 14 luglio 1938 venne redatto il primo documento che parlava ufficialmente di “razza ariana italiana” molti dei quarantamila ebrei italiani la presero come un servile atto verso l’alleato tedesco. Invece...
Quattro mesi dopo, mio padre che era direttore della Banca Commerciale italiana di Reggio Emilia, ricevette un telegramma dalla direzione centrale che gli ordinava di consegnare le chiavi della cassaforte al vice e di andarsene licenziato in tronco perché di razza ebraica. Tralascio le peripezie seguenti di papà e mamma perché nel novembre ’38 scatta anche il “divieto di matrimoni misti tra ebrei e cittadini di razza ariana” e i miei convivevano da alcuni anni.
Nella notte del 3 maggio ’41 fanno registrare la loro volontà di contrarre matrimonio appena le leggi lo consentiranno in un registro apposito di Santa Romana Chiesa e mio padre deve impegnarsi a farmi battezzare. Io nasco a Firenze il 9 settembre 1942 sotto i bombardamenti, da ragazza madre e vengo battezzata. Qualche mese dopo il sacerdote che aveva ricevuto l’impegno di mio padre al battesimo, non fidandosi del perfido giudeo, mi ribattezza. Dopo la guerra mio padre mi riconosce. Siamo finalmente una famiglia. I ricordi traumatici della paura, gli incubi vivono ancora nei miei sogni. Forse ne parlerò un’altra volta. Forse.—
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