Gazzetta di Reggio

Reggio

Vinci eletto in Parlamento salta consigli e commissioni

Leonardo Grilli
 Vinci eletto in Parlamento salta consigli e commissioni

Zero mozioni e presenze con il contagocce nel 2018 per il capogruppo leghista Ma lui si difende: «Polemiche strumentali, non mi dimetto dalla Sala Tricolore»

3 MINUTI DI LETTURA





reggio emilia

Quattro sedute di consiglio comunale su undici e due commissioni su trentasei. Sono i numeri delle presenze del deputato Gianluca Vinci, segretario emiliano della Lega e capogruppo in Sala Tricolore, da quando nel marzo scorso è stato eletto in Parlamento con il Carroccio di Salvini.



Dati contenuti in un’interrogazione presentata dal consigliere Pd, Dario De Lucia, che non hanno mancato di sollevare polemiche. Una, principalmente, la domanda rivolta a Vinci: se sia opportuno proseguire con la sua attività di consigliere, vista la sua scarsa presenza durante i lavori del Comune. Che il ruolo di deputato sottragga tempo alle questioni amministrative locali è, numeri alla mano, fuori questione. Basta, ad esempio, guardare ai dati del 2017 quando Vinci era “soltanto” consigliere e segretario emiliano.



L’anno scorso su 37 consigli comunali il capogruppo del Carroccio è stato presente 26 volte, mentre su 64 commissioni ha partecipato a 33 sedute. Cinque invece le interrogazioni presentate nel 2017, oltre a due mozioni. Zero le mozioni nel 2018. Ma se i dati sono chiari, la versione di Vinci è molto diversa rispetto a quella dei suoi oppositori in Sala Tricolore. «Le commissioni vengono fatte dal martedì al giovedì – spiega l’onorevole, raggiunto al telefono mentre è in viaggio – io quei giorni sono a Roma. Sovrapponendosi le sedute non posso esserci. Per quanto riguarda il consiglio, invece, da segretario regionale ho dovuto saltare diverse volte o perché ero a Milano per il direttivo federale, o perché nonostante ci fossi non si è svolta nessuna seduta».

Una circostanza, quest’ultima, che secondo Vinci ha una motivazione ben precisa: «Visto che siamo a un anno dalle elezioni, il sindaco Vecchi lo ha quasi azzerato. La maggioranza ormai fa fatica anche a raggiungere il numero legale, soprattutto adesso che siamo in estate, e se dovesse succedere sarebbe fonte di imbarazzo per la giunta».



Proprio sul mancato raggiungimento del numero legale, però, vi è chi ne imputa la responsabilità alle assenze del consigliere leghista: un’assenza che, a seconda delle presenze in consiglio, può andare a danno sia della maggioranza che delle opposizioni. Ma anche su questo argomento Vinci ha la risposta pronta: «Quando hai la maggioranza hai anche l’obbligo di garantire il numero legale ed è per questo che io vado a Roma. Nel momento in cui sei minoranza, invece, la prima regola della democrazia impone di fare esattamente il contrario, per correttezza verso gli elettori non puoi essere la stampella del partito di cui sei concorrente. Se lo facessi sarei giustamente espulso, così come accadrebbe agli altri miei colleghi di opposizione».



Nessuna dimissione da consigliere quindi: «Ricordo anzitutto che non percepisco il gettone per la mia attività in Comune, sono un risparmio. In secondo luogo credo di svolgere la mia attività in modo proficuo anche adesso che rivesto questo incarico. So di essere una presenza scomoda, perché sanno che il prossimo anno saranno in difficoltà davanti agli elettori reggiani, e per questo cercano di attaccarmi. Ma sono polemiche strumentali e politiche. Rimango perché sono una spina nel fianco per Vecchi molto più di quanto lo fossi prima, e i riscontri che abbiamo sul territorio lo dimostrano». —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google