Coltello verso gli agenti e botte alla moglie Patteggia venti mesi
Il 34enne non può avvicinare la famiglia e resta ai domiciliari I difensori: «Paga gli alimenti dovuti e si è tranquillizzato»
REGGIO EMILIA. L’avevano arrestato in flagranza di reato perché aveva picchiato a sangue la moglie davanti ai tre figli. Non solo: aveva accolto i poliziotti intervenuti sul posto con un coltello in mano.
Un episodio che il 21febbraio scorso aveva fatto scattare le manette e, successivamente gli arresti domiciliari, per un pregiudicato albanese di 34 anni di cui non forniamo le generalità per tutelare la privacy della moglie e dei figli, vere vittime di tanta violenza .
PENA CONCORDATA. Ieri questa delicata vicenda giudiziaria si è chiusa. Il 34enne, tramite gli avvocati difensori Mario Di Frenna e Lucia Larocca ha “concordato” in udienza una pena di 20 mesi di reclusione con il pm Giacomo Forte, patteggiamento poi avallato dal gup Luca Ramponi.
Rimasto inalterato il divieto di avvicinamento alla famiglia.Il 34enne è presente in aula, la moglie non si è vista e non si è nemmeno costituita parte civile.
«SI è TRANQUILLIZZATO». A fine udienza stringato il commento dei difensori: «Il nostro assistito sta pagando gli alimenti e si è tranquillizzato, speriamo non vi siano ulteriori problemi in futuro». Il carpentiere rimane agli arresti domiciliari in casa del fratello a Reggio Emilia, comunque ha avuto il permesso di poter lavorare, come è avvenuto in un cantiere in provincia di Teramo, uno di quelli avviati per la ricostruzione post terremoto. Di volta in volta viene chiesta dai difensori al giudice l’autorizzazione a poter uscire dall’abitazione in cui è agli arresti e recarsi sul luogo di lavoro.
MALTRATTAMENTI E RESISTENZA. L’uomo è finito nei guai per resistenza e minacce (aggravate dall’uso del coltello) a pubblico ufficiale, nonché maltrattamenti in famiglia e lesioni nei confronti della moglie, che ha riportato 21 giorni di prognosi (persino un dito schiacciato in mezzo a una porta...).
Fatti che avevano portato alla richiesta del carcere da parte della Procura per l’albanese, che si era reso protagonista di una movimentata nottata in via Adua.
Dopo aver pestato la moglie, una moldava di 33 anni, sotto gli occhi dei figli minori, aveva affrontato con un coltello gli agenti della questura una volta giunti sul posto chiamati dai vicini. Per lui il gip aveva quindi disposto i domiciliari a casa del fratello.
PRECEDENTE NON CONFERMATO. Agli atti risulta che la moglie aveva già effettuato un accesso in ospedale nel 2013 per lesioni da ricondurre ai pestaggi del marito.
Un fatto distante nel tempo e che non ha trovato appoggio nella poche dichiarazioni rilasciate dalla donna agli agenti mentre il marito veniva arrestato dopo aver aggredito i poliziotti inviati lì dalla questura. —
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