Casa gratis e auto di servizio per uso personale: domiciliari al vice comandante della municipale Val d'Enza
Arrestato per peculato, concussione, truffa, abuso d'ufficio e mobbing il vice comandante Tito Fabbiani, sospesa dal lavoro per sei mesi la capo ispettrice Annalisa Pallai. L'indagine della Municipale di Reggio Emilia e dei carabinieri di Castelnovo Monti
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CASTELNOVO MONTI. Nel novembre dell'anno scorso, l’unità di polizia giudiziaria del Corpo della polizia municipale di Reggio Emilia, a seguito di un esposto anonimo pervenuto alla procura della Repubblica di Reggio Emilia e ad altri enti istituzionali della provincia, ha avviato un’attività di monitoraggio su alcuni agenti del Corpo della polizia municipale dell’Unione dei Comuni della Val d’Enza.
L’attività di indagine, compiuta anche attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, ha permesso di raccogliere elementi adatti al proseguio dell'inchiesta col supporto del Norm della compagnia dei carabinieri di Castelnovo Monti.
Nel corso dell’indagine sono stati raccolti gravi indizi di colpevolezza a carico del vice comandante Tito Fabbiani e dell'ispettore capo Annalisa Pallai della municipale dell’Unione Val d’Enza, in ordine ai delitti di concussione, abuso d’ufficio, peculato, omessa denuncia, truffa aggravata ai danni dello stato e “mobbing”.
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In particolare è emerso che gli indagati, abusando della loro qualità di pubblici ufficiali, hanno indotto un noto imprenditore della Val d’Enza a concedere loro in comodato gratuito (utenze comprese) un’abitazione in San Polo d’Enza.
Gli investigatori hanno inoltre scoperto che il vicecomandante ha utilizzato un’autovettura Mazda Cx3, acquisita dall’Unione come mezzo di servizio, per scopi personali, in modo esclusivo e continuativo, con un ingente danno patrimoniale arrecato alla pubblica amministrazione.
Inoltre è emerso un consolidato quadro di comportamenti illeciti posti in essere durante il servizio, quali pause non autorizzate e assenze ingiustificate.
Ma l’aspetto che man mano ha assunto contorni inauditi è il massiccio ricorso del vicecomandante Tito Fabbiani alle pratiche del mobbing e del bossing nei confronti di dipendenti e collaboratori, che si manifestava in una serie estenuante di vessazioni psicologiche e maltrattamenti con aggressioni verbali, obblighi di prestazioni non rientranti nelle mansioni di servizio, richieste di delazione nei confronti di colleghi e altro ancora.
Tutto questo avveniva sotto la costante minaccia che, se non avessero ottemperato alle sue richieste, sarebbero stati assegnati a turni di lavoro meno favorevoli o sottoposti a procedimenti disciplinari o ancora di vedere negate le richieste in materia di ferie, permessi e orari di servizio.
Secondo i carabinieri il vicecomandate e l'ispettore capo avevano organizzato un “sistema di potere” basato su minacce, umiliazioni e demansionamenti che si perpetuava sin dal 2010. Sulla base della notevole mole di risultanze acquisite il gip presso il tribunale di Reggio Emilia, Luca Ramponi, su richiesta del pm Valentina Salvi, ha applicato nei confronti di Fabbiani la misura della custodia cautelare in regime di arresti domiciliari e di Pallai la misura della sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio o servizio per sei. I provvedimenti sono stati notificati agli indagati nella mattinata del 16 luglio 2018.
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