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L'Onu dichiara guerra al Parmigiano Reggiano

L'Onu dichiara guerra al Parmigiano Reggiano

L'Onu dichiara guerra a grassi e zuccheri, ma a farne le spese potrebbero essere alcuni prodotti simbolo dell'Emilia-Romagna, come il Parmigiano Reggiano. Regione e Coldiretti promettono battaglia

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REGGIO EMILIA. L'Onu dichiara guerra a grassi e zuccheri, ma a farne le spese potrebbero essere alcuni prodotti simbolo dell'Emilia-Romagna, come il Parmigiano Reggiano e il prosciutto di Parma.

«Affermazioni che creano inutili allarmismi sulla popolazione senza informare correttamente sul giusto apporto di nutrienti da inserire in una dieta equilibrata e sana», contestano gli assessori regionali all'agricoltura e alla sanità, Simona Caselli e Sergio Venturi.

«Ci batteremo in ogni sede contro provvedimenti chiaramente eccessivi e pericolosi, a cominciare dalla conferenza delle regioni italiane, ma anche attraverso la rete europea Arepo (Associazione delle regioni europee per i prodotti di origine) e siamo certi che il nostro governo non accetterà approcci approssimativi di questo tipo», scandiscono gli assessori.

L'Organizzazione mondiale della sanità e l'Onu hanno dichiarato guerra a diabete, cancro e malattie cardiovascolari: malattie non trasmissibili i cui morti dovranno essere ridotti di un terzo nel 2030. E fra i comportamenti sotto accusa ci sono quelli alimentari.

Per le due organizzazioni, nelle diete delle persone dovranno essere ridotti grassi saturi, sale, zuccheri e alcol. Nel mirino rischiano di entrare anche i prodotti a più alta qualità del Made in Italy e altri pilastri della dieta mediterranea riconosciuta da sempre come la più salutare.

In alcuni stati, come la Gran Bretagna, recentemente è stata adottata l'etichettatura a semaforo. «Siamo anche contrari a ogni tipo di etichettatura a semaforo che si basa semplicemente sul mero contenuto in zuccheri o grassi. L'Emilia-Romagna da sempre è all'avanguardia nella qualità delle produzioni e a difesa della salute dei cittadini, con riconoscimenti a livello nazionale e internazionale», fanno sapere gli assessori regionali.

Il rischio, conclude Coldiretti, è «che venga messo in discussione non solo un importante costume alimentare, ma anche un sistema produttivo di qualità che genera in Emilia-Romagna un volume d'affari di 14,8 miliardi di euro con 70 mila occupati».

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