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«Sono nel registro dei protesti da 6 anni per un furto subìto»

Ambra Prati
«Sono nel registro dei protesti da 6 anni per un furto subìto»

Protagonista della vicenda Massimo Bassi, ex consigliere, giornalista ed editore «Non posso sottoscrivere contratti telefonici né chiedere prestiti. Un’angoscia»

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«Sono iscritto al registro dei protesti della Camera di Commercio di Reggio Emilia da sei anni (presto diventeranno sette, perché la prossima udienza del processo è fissata per marzo 2019) per un assegno che mi hanno rubato. Questo nonostante l’imputata abbia ammesso la sua responsabilità». Protagonista della disavventura è Massimo Bassi, 55 anni, giornalista, vignettista, titolare di una piccola casa editrice (la Blues Edizioni) e molto conosciuto a Scandiano per essere stato consigliere comunale e capogruppo del M5S in Comune e nell’Unione Tresinaro Secchia (si è dimesso “in musica”, con una canzone improvvisata con la chitarra, il 25 febbraio nel 2016).



Bassi è stato coinvolto suo malgrado in una vicenda penale. «Succede che a inizio di febbraio 2012 un giorno mi chiama un funzionario del Credito Cooperativo Reggiano, filiale di Scandiano, del quale sono correntista, avvisandomi che con l’emissione dell’ultimo assegno sarei andato sotto con il conto corrente». Bassi cade dalle nuvole: non aveva emesso alcun assegno, da mesi. Si è quindi recato in banca, dove ha appreso che qualcuno aveva tentato di intascare un assegno da 3.360 euro a lui intestato. La sua firma, però, era palesemente falsa.

La banca ha avvisato l’altro istituto di credito di non poter rifondere la cifra per «firma non conforme». In effetti, dal libretto degli assegni, custodito in un cassetto, mancava un tagliando non compilato. Il 3 febbraio 2012 Bassi è andato in caserma per sporgere denuncia, e i carabinieri della Tenenza di Scandiano hanno avviato l’indagine.

«Dopo qualche tempo i carabinieri mi chiamano dicendo di avere identificato il responsabile: mi fanno vedere una foto e mi chiedono se conosco questa donna reggiana di 50 anni. Mi è crollato il mondo addosso: con lei avevo una relazione sentimentale, mi fidavo, frequentava spesso casa mia. Tra l’altro, le avevo prestato mille euro (che lei poi mi ha restituito) per un problema familiare». La 50enne avrebbe sottratto il libretto, apponendo la firma falsa e consegnando il tutto alla proprietaria di casa per l’affitto arretrato.



La 50enne, ormai ex fidanzata, è finita alla sbarra per i reati di furto, falsità in scrittura privata e truffa. È iniziato il processo, ma le sgradite sorprese non sono finite.

«Quando poco dopo mi sono recato in un negozio di telefonia per rinnovare l’abbonamento del cellulare, il negoziante, non riuscendo ad eseguire la procedura, ha telefonato e ha detto, nell’attività piena di gente, che non poteva procedere perché ero inserito nel registro dei protesti. Di nuovo mi si è aperto il terreno sotto i piedi». Dopo una verifica, Bassi ha accertato che era vero. «Alla Camera di commercio hanno spiegato che il motivo era quell’assegno insolvente a mio nome e che non possono cancellarmi finché non arriva la sentenza del giudice». Il risultato? «Non posso accendere contratti telefonici o altri tipi di contratto con l’accredito in banca (solo in contanti), non posso chiedere mutui o prestiti, senza contare che temo sempre che qualcuno accusi me di truffa. Spero solo che il processo si concluda, per poter archiviare questa storia». —



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