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Due anni di condanna all’investitrice di Giulia

EL.PE
Due anni di condanna all’investitrice di Giulia

La sentenza ha stabilito anche la sospensione di un anno della patente La 15enne venne travolta in scooter mentre andava a casa di un’amica

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CORREGGIO. Due anni di condanna per la donna che investì Giulia Epifani. Si chiude così il processo di primo grado per la morte della studentessa 15enne di Correggio, vittima di un incidente stradale che nessuno ha dimenticato.

Lo ha deciso il giudice Simone Medioli, con la sentenza pronunciata in aula martedì, al termine di un processo lungo e dibattuto. Al centro, la ricostruzione dell’incidente e l’attribuzione delle responsabilità. Bisognerà attendere la pubblicazione delle motivazioni per comprendere appieno la valutazione del giudice. Intanto, però, per la donna che era alla guida dell’auto che investì la giovane, è scattata anche la sospensione della patente di guida per un anno.

Lo schianto. Era il 14 aprile del 2015, quando Giulia - studentessa del Liceo Corso di Correggio - era in sella al suo scooter ed era diretta a casa di un’amica, in via Fosdondo, dove stava tornando perchè aveva dimenticato qualcosa da lei.

In quella casa però non è mai arrivata. Si scontrò invece con una Volkswagen Touran guidata da una donna, allora 45enne, di Novellara.

Un impatto violentissimo, che fece volare Giulia prima contro il parabrezza, poi lontano, a circa venti metri, sull’asfalto. Anche la stessa vettura uscì di strada, carambolando nel fosso e finendo la corsa contro un passo privato.

Mentre l’automobilista rimase illesa, le ferite di Giulia apparvero da subito gravissime agli occhi dei primi soccorritori giunti sul posto che la trovarono a 20 metri dal punto di impatto.

La 15enne venne trasportata in elicottero all’ospedale Maggiore di Parma. Seguirono ore di apprensione e preghiere per lei. Purtroppo, però, erano troppo gravi le ferite riportare. E il cuore di Giulia cessò di battere, lasciando nel dolore i genitori, la sorella. E sconvolgendo l’intera comunità di Correggio.

IL PROCESSO. Quella tragedia della strada è finita ben presto sui banchi del palazzo di giustizia.

Il fascicolo per omicidio colposo aperto dal sostituto procuratore Giulia Stignani si è trasformato in un capo di imputazione per la conducente della vettura, difesa dall’avvocato Vainer Burani. Mentre la famiglia di Giulia - papà, mamma e sorella - si è costituita parte civile con l’avvocato Giovanni Tarquini. I nonni hanno fatto lo stesso con l’avvocatessa Domizia Badodi.

Al centro del dibattito processuale la ricostruzione della dinamica dell’incidente. Con due ricostruzioni difformi: quella della procura che, come la difesa, stabiliva che la ragazza avesse intrapreso una manovra di svolta quando c’è stato lo scontro con l’auto che viaggiava in direzione opposta; quella delle parti civili - con la consulenza di Claudio Salsi, affiancata da quella del medico legale Giorgio Gualandri - che invece asseriscono come l’impatto sia stato frontale. «Un dato è certo comunque: che l’auto viaggiava ai 70 chilometri orari in un tratto in cui il limite è dei 50» evidenzia l’avvocato Tarquini. L’accusa in aula ha chiesto due anni di condanna, la difesa ha chiesto l’assoluzione. La donna non ha mai partecipato al processo perché, spiega il difensore, non se l’è sentita. È arrivata la condanna, anche ai risarcimenti per le parti civili. —

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