I vandali dell’altalena si autodenunciano Per loro lavori sociali
Incontro tra i genitori dei ragazzi e il sindaco Cavallaro Le famiglie si faranno carico delle spese di riparazione
Si sono fatti avanti i giovani responsabili della distruzione dell’altalena del parco pubblico a fianco del palasport di Rubiera.
Un vandalismo avvenuto fra lunedì e martedì notte, che aveva generato molta rabbia anche perché il gioco era frutto di una donazione collettiva, quella della festa organizzata dal gruppo Facebook “Sei di Rubiera se…”. Alcune delle telecamere con visione notturna installate nel palasport sono puntate verso l’area del parco, di fronte al complesso sportivo di via Moro. Hanno quindi ripreso la zona e le loro immagini avrebbero probabilmente permesso al Comune e alla municipale di identificare i colpevoli e di sporgere denuncia, ma non ce n’è stato bisogno.
Il sindaco Emanuele Cavallaro aveva lanciato un appello in cui invitata gli autori a presentarsi spontaneamente e a farsi carico delle spese: in questo caso, si sarebbero evitati la denuncia. E così è stato. Nel tardo pomeriggio di martedì alcuni dei giovanissimi coinvolti nella bravata hanno ammesso la loro responsabilità con le loro famiglie, e a loro volta i genitori hanno contattato il sindaco per trovare una soluzione. «Ho incontrato un gruppo di genitori a cui i figli hanno "confessato" di avere la responsabilità del danneggiamento dall'altalena – annuncia Cavallaro – Hanno manifestato la disponibilità a risarcire i danni provocati alla collettività, ma soprattutto la volontà e la disponibilità ad individuare, insieme ai servizi preposti, attività educative di volontariato sociale in cui coinvolgere i loro figli per far sì che l'esperienza sia davvero "utile" a crescere nel modo giusto».
L’altalena verrà quindi risistemata o ricomprata senza spese per la collettività, nel minor tempo possibile, e si penserà ad un percorso di volontariato in cui coinvolgere i ragazzi.
«Sono stato molto contento di questo incontro – prosegue il sindaco – Prima di tutto, perché dimostra che ci sono genitori attenti e che sentono a pieno il loro ruolo, mentre credo che diversi loro colleghi, con figli appena più grandi, non facciano nemmeno caso dell'orario in cui il figlio rientra a casa: magari bevuto, magari peggio». «È giusto che i ragazzi stiano fuori d'estate – conclude – ma sapere che cosa fanno e con chi è fondamentale. Meglio i gavettoni di un tempo che i rumori molesti, i danni o le cattive abitudini». —
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