L’autocritica del segretario Andrea Costa «Il Pd? Ormai è un partito senza scintille»
“Costa (Pd) il segretario muto”. È il titolo dell’editoriale del direttore della Gazzetta, Stefano Scansani, pubblicato il 22 giugno. A distanza di un mese, il segretario provinciale Pd, Andrea Costa,...
“Costa (Pd) il segretario muto”. È il titolo dell’editoriale del direttore della Gazzetta, Stefano Scansani, pubblicato il 22 giugno. A distanza di un mese, il segretario provinciale Pd, Andrea Costa, rompe il silenzio e invia una riflessione in coincidenza con alcuni appuntamenti nelle feste del Partito Democratico.
ANDREA COSTA
“Ho perso le parole”, cantava così Luciano Ligabue ma a differenza che nella sua canzone la sinistra non può dire “eppure ce le avevo qui un attimo fa”: sono almeno vent’anni che manca un pensiero forte sul mondo attorno cui coinvolgere le persone. Nel momento in cui le sinistre andavano al governo quasi ovunque hanno perso la vera sfida: cambiare il modo con cui guardiamo alle cose del mondo. Hanno iniziato a fare politiche e smesso di fare politica: cioè si sono messe ad amministrare i processi senza pensare che la cornice dentro cui si dovevano muovere potesse essere modificata.
Sono arrabbiato, molto, perché rinunciare ad agire sotto il profilo culturale è la causa di molti dei guai che oggi viviamo. E sono arrabbiato perché di fronte a questi guai anziché capire che la sfida dovrebbe essere, prima e soprattutto, costruire un punto di vista diverso attorno cui coinvolgere le persone ci perdiamo nella quotidianità del politichese.
Ma cosa volete che mi importi di come si chiamerà il prossimo segretario se prima non avremo definito cosa farà il Pd! Potrebbe essere una donna, un uomo nuovo, una persona perbene, un leader, potrebbe essere chiunque ma se le persone continueranno a pensare, a costruire le loro scelte, nel modo di oggi non andrà da nessuna parte. Serve che il mio partito faccia quello per cui nacque dieci anni fa. Nel Manifesto dei Valori, alla base della fondazione, ho riletto in queste settimane di sconforto due passaggi che rappresentano al contempo le più grandi incompiute del Pd e i motivi per cui oggi più che mai ci sarebbe bisogno del Pd. Alla prima riga si disse che la nascita del Pd determinava le condizioni per una svolta morale ed etica nel Paese: mi chiedo dove sia finita quella svolta. Che, anzi, semmai è avvenuta in senso diametralmente opposto a quello che auspicavamo.
E ancora, il Manifesto assegna al Pd l’obiettivo di accompagnarci di fronte alle nuove sfide della globalizzazione sulla base di un rinnovato patto di cittadinanza. Già, un patto di cittadinanza: ditemi se vi è traccia di qualcosa di simile nell’Italia del 2018. Dovremmo prima di tutto ripartire dalla costruzione del senso di comunità, superare la patologia che ci fa essere singoli individui che vivono singoli momenti di presente. I diritti sono individuali e in virtù di questo io rivendico qualcosa solo e soltanto per me.
E vivo in un eterno presente che mi impedisce di immaginare – e quindi collaborare con gli altri per costruirla – una società futura migliore.
Ed è singolare che sia questo il modo di ragionare che si è affermato – quello delle individualità – proprio mentre la tecnologia che governa il mondo (e quindi regola anche le nostre vite) si basa sull’esatto contrario: vale a dire la condivisione. Pensateci: il sapere lo condividiamo attraverso piattaforme libere, i nostri smartphone non archiviano dati sulle loro memorie ma in cloud cui tutti possiamo accedere liberamente, persino la proprietà come l’abbiamo sempre intesa diventa un concetto in corso di superamento perché ci basta “possedere” un oggetto o una informazione solo nel momento in cui ne abbiamo necessità.
Ci è stato detto che destra e sinistra non esistevano più: ed in parte è vero perché sono venute meno le distinzioni come opzioni culturali. Oggi, però, la destra c’è ed ha la faccia brutta del tutti contro tutti. Mi chiedo se la sinistra abbia voglia di esistere. Per me dovrebbe essere quella del tutti insieme per costruire un punto di vista alternativo sulle cose del mondo, del tutti insieme contro ogni disuguaglianza a ogni latitudine, del tutti insieme contro ogni privilegio perché si trasformi in una cosa buona di cui tutti possono godere, e cioè diventi un diritto. Sere fa un giovane segretario di circolo mi ha chiesto: «Cosa faresti se fossi il segretario nazionale del Pd?». A qualcuno può sembrare una domanda difficile, a me è parsa semplice la risposta: accenderei una scintilla.
Proverei cioè a ricostruire relazioni sociali, andrei dalle persone dicendo «ho bisogno di aiuto» perché dobbiamo insieme costruire un coinvolgimento popolare attorno a una idea diversa del mondo. Fa paura anche a me questo mondo, mi spaventa come uomo, padre di due splendide bambine di 13 e 5 anni che spesso non vedono il papà perché fa il sindaco e il segretario di partito. E proprio perché ho paura so che non devo restare solo, che ho bisogno degli altri. In fondo, sempre come dice Ligabue dovremmo provare «a crederci un po’ di più». —
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