Da vittima ad accusata Ciclista condannata per falsa testimonianza
bibbiano. Durante il processo davanti al giudice di pace per essere stata travolta da un’auto, la vittima ha dichiarato che non conosceva quell’uomo intervenuto subito dopo lo schianto per prestarle...
bibbiano. Durante il processo davanti al giudice di pace per essere stata travolta da un’auto, la vittima ha dichiarato che non conosceva quell’uomo intervenuto subito dopo lo schianto per prestarle aiuto: invece era suo genero. Così una donna di 62 anni, originaria di Crotone e residente a Bibbiano, ieri è stata condannata in sede penale per il reato di falsa testimonianza: la pena è di 11 mesi (pena sospesa e con tutte le attenuanti, essendo la protagonista incensurata).
L’incidente stradale risale al 2015, quando la donna, in sella alla bici, nel percorrere una rotatoria del paese si è vista arrivare un’auto dalla destra ed è caduta, procurandosi lesioni guaribili in 15 giorni. L’ambulanza è stata chiamata dall’automobilista, che nelle more del procedimento, in fase extragiudiziale, ha ammesso l’incidente ma ha negato la responsabilità: a suo dire non aveva toccato il due ruote, la ciclista era caduta perché si era spaventata.
Su denuncia querela della vittima, per il reato di lesioni personali, è iniziato il processo penale davanti al giudice di pace. Chiamata a testimoniare, la 62enne ha indicato una serie di testimoni dell’incidente stradale, tra i quali il genero, che a precisa domanda ha affermato di non conoscere. Peccato che l’uomo, interpellato dal giudice, abbia dichiarato candidamente: «Certo che conoscevo la ferita, è mia suocera». Una volta emersa la parentela, il giudice di pace ha inviato gli atti al giudice penale, con l’imputazione di falsa testimonianza a carico della 62enne. Risultato: la vittima, che nel frattempo ha rimesso la querela per lesioni perché il processo era ormai compromesso, si è ritrovata da accusatrice ad accusata.
E ieri, nonostante l’avvocato difensore della donna Davide Martinelli abbia discusso in aula sostenendo la buonafede della sua assistita, la 62enne è stata condannata con rito abbreviato dal giudice monocratico Teresa Antonella Garcea. —
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