«Fabbiani vessava i colleghi la Cisl segnalò diversi casi»
Il segretario di settore rivela retroscena sul vice comandante ora agli arresti «In ballo anche il suo ruolo di sindacalista, un collega venne da noi in lacrime»
Molti dei casi della polizia municipale dell’Unione Val d’Enza erano noti e la Cisl Funzione Pubblica li segnalava da tempo. Lo afferma Fabio Bertoia, neo segretario generale della Cisl Funzione Pubblica e operatore che segue da 7 anni direttamente l’ente ora nella bufera. «Fino a oggi abbiamo mantenuto il silenzio sulla vicenda - dichiara Fabio Bertoia - in quanto sul caso vi è in atto un’inchiesta della procura, ma poiché alcuni articoli hanno evidenziato come quello che è stato definito “sistema Fabbiani” si sia retto anche grazie al ruolo di rappresentante sindacale che rivestiva di Rsu (di altro sindacato) ci pare doveroso intervenire».
Il sindacato fa riferimento all’arresto del vice comandante Tito Fabbiani e alla sospensione della compagna, Annalisa Pallai, anche lei agente dell’Unione. I due sono accusati di aver utilizzato il comando a piacimento anche per accudire i figli, con pause non autorizzate e assenze ingiustificate, con accuse di concussione, abuso d'ufficio, peculato, omessa denuncia, truffa aggravata ai danni dello Stato e mobbing.
Proprio in riferimento a quest’ultima accusa, secondo la procura Fabbiani usava la sua posizione, i suoi contatti politici e il suo ruolo di rappresentante sindacale - in capo alla Cgil solo fino all’anno scorso - per vessare i colleghi e imporsi anche sui superiori. «Rispetto a quel sistema come Cisl Fp ci siamo sempre apertamente e duramente scontrati evidenziando già dal 2012 ai tavoli di trattativa, attraverso note sindacali, ed alle assemblee dei lavoratori come vi fossero una serie di eccezionali problematiche nel Corpo della Municipale, riconducibili a chi avesse un ruolo organizzativo», dice Bertoia.
La procura ha già sentito in fase di indagine diversi agenti raccogliendone le testimonianze. Molte poi le intercettazioni che hanno portato all’accusa penale. Alcuni casi, però, potrebbero essere di più sfumata rilevanza. «Negli anni ho visto persone di un metro e novanta piangere per la capacità di soggezione continua che veniva esercitata su di loro - afferma il sindacalista - Quello che abbiamo fatto negli anni è anche cercare di aiutare a trovare una collocazione diversa. Oggi la Cisl, dopo anni di scontri duri ed assemblee infuocate su questa vicenda, può andare a testa alta».
Tra le situazioni contestate: turn over anomalo, turni di lavoro che escono con particolare ritardo, rischio mobbing; erano tutti casi segnalati in incontri e con lettere, all’Unione, alla controparte trattante e ai dipendenti, per conoscenza, dalla Cisl Fp, ma ignorati. « In questo caso abbiamo chiesto all’Ente – spiega Bertoia - di interrogarsi seriamente sulle motivazioni che stavano portando sempre più agenti a cercare possibilità lavorative altrove e chi si disinteressava di questo fenomeno non stava comprendendo il grado di malessere e di stress che coinvolgeva gli agenti». «Non entro nel merito dell’utilizzo dell’auto o dell’appartamento, temi rispetto ai quali come sindacato non eravamo informati, ma sugli aspetti legati alla gestione del personale sì. Le persone faticavano ad affidarsi al nostro sindacato per “timore di ritorsioni”, qualcuno ce lo ha detto, sottovoce, ma chiaramente». —
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