Blitz antidroga a Reggio Emilia, arrestata una famiglia di nomadi
Reggio Emilia, su indagini dei carabinieri in quattro sono finiti agli arresti domiciliari. Per altre due donne è scatto l'obbligo di presentarsi ogni giorno alla polizia giudiziaria
GUASTALLA. All’alba di venerdì 20 luglio, i carabinieri della Compagnia di Guastalla e quelli della Stazione di Gattatico, in collaborazione con una squadra del 5° reggimento carabinieri di Bologna, si sono presentati presso il campo nomadi di via Antonio Da Genova di Reggio Emilia dove sono state eseguite sei misure cautelari: quattro arresti domiciliari e due obblighi di presentazione giornaliera alla polizia giudiziaria nei confronti di altrettante persone che avevano allestito una vera e propria “azienda a conduzione familiare” dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti.
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L’attività investigativa è stata avviata a seguito di un precedente intervento compiuto alla fine dello scorso anno. L’8 dicembre 2017, infatti, i militari della Stazione di Gattatico, che avevano raccolto una serie di elementi sulle attività illecite commesse dagli indagati, si sono presentati al campo dove, con in mano il decreto firmato dal pubblico ministero Giulia Stignani, eseguirono una perquisizione domiciliare, al termine della quale rinvennero oltre 1 chilo e 200 grammi tra hascisc e cocaina, circa 2.000 euro in banconote da 50 euro false e un fucile senza matricola.
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In quell'occasione furono arrestate due persone e denunciandone altrettante. Con l’accusa di detenzione illegale di armi i finì in manette Ronni Rossin, 27enne originario di Bondeno, mentre con quella di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti il 43enne nuorese, Alessandro Lotto, entrambi residenti in via Antonio da Genova. Contestualmente vennero segnalati in stato di libertà il 19enne Danilo Rossin, per la detenzione del denaro falso, e il 48enne Roberto Rossin per la detenzione ai fini di spaccio di 26 grammi di hascisc sequestrati insieme a circa 5.000 euro in contanti ritenuti provento dell’illecita attività.
L'indagine delo scorso anno ha consentito agli uomini dell’Arma di giungere a nuovi sviluppi. Le indagini successive, infatti, supportate anche da attività di intercettazione, coordinate anche in questo caso dalla sostituto Stignani, hanno reso possibile la ricostruzione del “modus operandi” utilizzato dalla famiglia Rossin, da oltre 10 anni, per l’attività di spaccio.
Emergeva chiaramente come il punto di riferimento costante per i “clienti” fosse Roberto Rossin, il quale manteneva, nella maggior parte dei casi, i contatti telefonici con i “clienti” che venivano smistati ai suoi figli o agli altri componenti il suo nucleo familiare. Anche in sua assenza l’attività di spaccio proseguiva in modo continuativo, tanto che i componenti della famiglia si avvicendavano negli incarichi. Una figura fondamentale all’interno della famiglia era ricoperta da Samira Rossin, figlia di Roberto, a cui era demandato l’incarico di sostituire il padre nella gestione dello spaccio, dal rifornimento delle sostanze stupefacenti alla distribuzione al dettaglio, nonché alla gestione dei ricavi.
Al termine degli accertamenti il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Reggio Emilia ha emesso il provvedimento cautelare degli arresti domiciliari a carico di Danilo, Roberto, Ronni e Samira Rossin mentre quello dell’obbligo di presentazione giornaliera alla P.G. nei confronti della 56enne Susi Prina e della 77enne Giuseppina Costa.
Ieri mattina il blitz. Attorno alle 7 una trentina di carabinieri si sono presentati al campo nomadi di via Antonio da Genova dove, contestualmente ai provvedimenti restrittivi, hanno eseguito una nuova perquisizione domiciliare grazie alla quale sono stati rinvenuti ulteriori 100 grammi di hascisc, circa 1.200 euro in contanti, 6 carnet di assegni provento di furto e 2 proiettili.
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