Addio alla Festa del cinghiale e al campionato di calcio
Si ferma l’Ads Villa Minozzo che negli ultimi 21 anni ha organizzato la sagra Le ragioni: problemi economici e «il disinteresse di cittadini e istituzioni»
Addio al campionato di calcio, addio all’amatissima festa del cinghiale. Sono giorni tristi per Villa Minozzo dopo l’annuncio che la storica società sportiva Villa Minozzo Asd si ferma, almeno per il momento. Il sodalizio non verrà liquidato formalmente ma tutte le attività verranno interrotte, le chiavi dei campi da calcio gestiti finora verranno riconsegnate all’amministrazione comunale. I dirigenti hanno deciso di non iscrivere la squadra al campionato Figc 2018/2019, per una motivi economici, sociali e personali.
Una botta pesante la dà la cancellazione forzata delle festa del cinghiale che dal 1997 il Villa Minozzo Asd organizzava a fine ottobre per raccogliere fondi per le stagioni invernali ed estive. Uno degli appuntamenti più amati dell’intero Appennino, tre giorni in grado di radunare migliaia di persone e di garantire un contributo importante.
La sede era la palestra comunale, ora però inutilizzabile, danneggiata dalle nevicate dello scorso inverno e in attesa di un intervento da oltre 400mila euro per la messa in sicurezza. Le condizioni del complesso non sono brillanti, le strette degli ultimi mesi sull’organizzazione di eventi non aiutano e per il 2018 la manifestazione non andrà in scena. Nella speranza di poter ripartire.
A questo aspetto va aggiunta la comprensibile stanchezza dei dirigenti: Fabio Razzoli, presidente dimissionario, e Mauro Pigozzi, che da molti anni tirano la carretta senza grossi sostegni, in inverno in categoria e in estate col Torneo della Montagna.
L’amara e tesa eliminazione al Montagna della scorsa settimana ha aggiunto sconforto ulteriore. Ci sarà un anno sabbatico, prima di valutare eventualmente la ripresa nel 2019, con le pile di nuovo cariche e, si spera, la palestra a disposizione e nuove forze pronte ad entrare. Ma per ora, c’è solo malinconia: «Si conclude una lunga storia che andava avanti consecutivamente dalla stagione di terza categoria 1984/1985, e che è arrivata al suo ultimo campionato in quello appena concluso, dopo quasi 34 anni, portati avanti prima dal presidente Umberto Remo Zobbi, a cui gli è succeduto, dalla stagione 1997/1998 l’attuale e dimissionario presidente Fabio Razzoli», scrivono i dirigenti. I motivi, ribadiscono, sono tanti. Il tema economico esiste, collegato all’indisponibilità della palestra. La festa era «la maggior fonte di finanziamento della società per poter svolgere la stagione invernale, comprese le spese di gestione dell’impianto sportivo, in particolare le varie utenze da sempre a carico della società stessa. Teniamo comunque a sottolineare che chiudiamo senza debiti e avendo pagato tutti i creditori».
Ma sarebbe riduttivo fermarsi qui. Mancano aiuti concreti: «A mero livello numerico, ormai i dirigenti effettivi e che possono garantire il grande impegno che serve per i quasi 12 mesi di attività invernale ed estiva – ammette la società – sono ormai pochi e le varie problematiche personali ne limitano considerevolmente l’impegno». Il territorio, poi, non mostra interesse: «Dato che pare non importare molto ai cittadini e alle istituzioni – concludono – che l’attività calcistica del paese vada a sparire». —
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