Al fianco di Abu Omar alla moschea di via Jenner
REGGIO EMILIA. «Una persona importantissima nel giro della moschea di viale Jenner a cavallo del 2000 era il mullah Fouad, personaggio molto riservato ma che, con poche parole, affermava la sua...
REGGIO EMILIA. «Una persona importantissima nel giro della moschea di viale Jenner a cavallo del 2000 era il mullah Fouad, personaggio molto riservato ma che, con poche parole, affermava la sua autorità indiscussa, superiore a quella di qualsiasi altro». Così un collaboratore di giustizia definiva nel 2004 Fouad-Majid, ricordando un episodio: «Un anziano in moschea criticò un imam per i discorsi che portavano i ragazzi “sulla cattiva strada”: il mullah Fouad lo picchiò duramente fino a farlo scappare fuori».
Secondo i magistrati milanesi Fouad è stato uno dei più importanti reclutatori europei di Ansar al-Islam (che significa “gli ausiliari dell’Islam”), organizzazione salafita che controllava villaggi e vette nel Nord dell’Iraq al confine con l’Iran, combattendo sia i curdi del Pkk sia il regime di Saddam.
La vicenda di Majid è strettamente legata ad Abu Omar, l’allora imam della moschea di viale Jenner a Milano. Le tre cartoline, ricevute anni prima e trovate nella casa di Bari, sono state firmate da personaggi vicini all’imam.
Abu Omar si trovava sotto indagine – insieme ad altri 13, per associazione per delinquere con finalità di terrorismo internazionale – quando è stato sequestrato il 17 febbraio 2003 a Milano dalla Cia in un’operazione di “extraordinary rendition”, portato in Egitto e torturato. Per il sequestro di Abu Omar nel settembre 2012 sono stati condannati 23 agenti della Cia e finirono alla sbarra i vertici del Sismi. —
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