Condannato per terrorismo espulso da Reggio Emilia, ora chiede lo status di rifugiato
Maijd Muhamad, 46 anni, venne arrestato per la prima volta nel lontano 2003. Dopo aver scontato due condanne, torna libero ma non vuole lasciare l’Italia
REGGIO EMILIA. Era già stato espulso, secondo quanto disposto dal tribunale di Sorveglianza di Reggio. Ora è tornato libero ed è stato di nuovo espulso dal territorio italiano, dopo aver scontato un decennio dietro le sbarre per terrorismo internazionale.
Ma Muhamad Majid (alias Mullah Fouad), 46enne iracheno, ha chiesto lo status di rifugiato politico e dopo quindici anni è ancora in Italia. Secondo i suoi avvocati difensori non può lasciare la penisola perché deve scontare un’altra pena.
Una vicenda rocambolesca, quella di Majid, che inizia nel 2003, quando l’iracheno è stato coinvolto nella maxi-operazione condotta dalla Procura di Milano sulla cellula terroristica Ansar al-Islam: la medesima organizzazione attribuita a Mohammed Daki, il marocchino che nel 2003 viveva a Reggio – ora è all’estero – condannato a 4 anni come sancito nel 2008 dalla Cassazione. In quel contesto scattarono le manette per 28 islamici, fermati tra il milanese e il cosiddetto “gruppo di Parma”, tra il reggiano e il parmense. Tra i 28, anche Majid.
Qui inizia per Majid una serie di peripezie da film di spionaggio, con l’iracheno sballottato nelle carceri di mezza Italia in un ginepraio giudirico intricatissimo. All’epoca, stando agli atti della magistratura lombarda, Majid si occupava dell’approvvigionamento di documenti falsi e dell’accoglienza di volontari per la jihad reclutati in Europa. Condannato in via definitiva a dieci anni di reclusione per terrorismo internazionale dalla Corte d’Assise di Milano, l’iracheno ha finito di scontare la pena nel 2013.
Nel 2014 il 46enne, stabilitosi a Bari, è stato arrestato di nuovo perché accusato di aver ripreso i contatti eversivi con Ansar al-Islam: nell’appartamento malmesso del centro, dove erano presenti 14 tra iraniani e iracheni, la polizia ha trovato un’agenda e tre cartoline inneggianti alla jihad.
Nel corso della girandola di istituti penitenziari, durante un periodo di detenzione a Bologna, Majid – tra i suoi spostamenti la Germania e la Siria – ha presentato un’istanza di scarcerazione. Nel 2016, per competenza territoriale, il Tribunale della Libertà di Reggio Emilia ha rigettato l’istanza, emettendo nei suoi confronti un decreto di espulsione per «non cessata pericolosità».
A Bari in primo grado il 46enne ha rimediato 3 anni e 4 mesi. In Appello la sentenza è stata riformata (da terrorismo al più lieve reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina) a 2 anni e 6 mesi. Un mese e mezzo fa, uscito dal carcere, Majid – che di fatto tuttavia non è mai stato residente a Reggio – ha trascorso un periodo al Cie di Brindisi. Ieri è tornato libero: e subito la questura di Bari gli ha messo in mano un foglio di via obbligatorio, che lo costringe ad andarsene entro sette gironi.
«Ci opponiamo all’espulsione, per un serie di motivi – dichiarano gli avvocati difensori Massimo Chiusolo e Marco Vignola di Bari – Anzitutto dopo l’ultima scarcerazione il nostro assistito ha presentato richiesta di protezione internazionale per essere riconosciuto rifugiato: è un uomo libero. Inoltre non può essere espulso perché deve espiare una pena: una condanna a cinque mesi di reclusione per minacce aggravate rivolte ad agenti in Sardegna».
C’è poi un altro motivo: «Durante il periodo barese, è stato detenuto per un anno nel carcere di Rossano Calabro, la Guantanamo italiana nota come il carcere dei terroristi, dove, a suo dire, è stato sentito più volte dalla Dda di Catanzaro».
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