Gazzetta di Reggio

Reggio

Si ribella, fa arrestare i parenti spacciatori

Ambra Prati
Si ribella, fa arrestare i parenti spacciatori

Volevano costringerla a vendere droga. Ai domiciliari il marito, il suocero e due cognati. La donna è in una località segreta

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA

Si è ribellata al marito e alla famiglia di lui, che la costringevano a spacciare droga: un reato immorale, per la giovane mamma. La ragazza, una 26enne napoletana, ora si trova con il figlio piccolo in una comunità protetta. Grazie alle sue rivelazioni, i carabinieri, al termine di un’indagine durata otto mesi, hanno setacciato palmo a palmo il campo nomadi di via Antonio Da Genova, dando esecuzione a sei custodie cautelari emesse dal gip, Luca Ramponi, su richiesta del pm Giulia Stignani. Ai domiciliari per il reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente sono finiti il marito della giovane, Danilo Rossin, 20 anni, e i parenti di lui: il padre Roberto Rossin, 48 anni, il fratello di Danilo, Ronni Rossin, 27 anni, e la sorella Samira Rossin; secondo l’accusa, il gruppo gestiva un’attività di spaccio a conduzione familiare da una decina d’anni. Mentre la moglie e la madre del capofamiglia Roberto, la 56enne Susi Prina e la 77enne Giuseppina Costa, ritenute le “cassiere”, hanno l’obbligo di firma alla polizia giudiziaria.



L’indagine è stata avviata a metà novembre, quando la 26enne, che non voleva sottostare allo spaccio imposta dal marito e dai familiari di lui, si è confidata con la madre. Tramite una conoscenza personale, la confidenza è arrivata al maresciallo della stazione di Gattatico, Danilo Bianchi, che rientra sotto la Compagnia di Guastalla. E proprio al maresciallo ieri il comandante di Guastalla Luigi Regni ha rivolto parole di elogio, additandolo come modello delle caratteristiche che deve avere un buon investigatore. L’8 dicembre dell’anno scorso i militari di Gattatico hanno eseguito un primo blitz nel campo nomadi, con perquisizione domiciliare a carico della famiglia. In quell’occasione sono stati rinvenuti un chilo e 200 grammi tra hascisc e cocaina, duemila euro in banconote false e un fucile senza matricola: sono finiti in manette Ronni Rossin con l’accusa di detenzione illegale di armi e Alessandro Lotto, 43enne nuorese, con l’accusa di spaccio. Denunciati Danilo Rossin (per detenzione di denaro falso) e il padre Roberto (per spaccio, 26 grammi di hascisc e 5mila euro).



Mentre la vicenda familiare della giovane seguiva il suo corso, sono proseguite anche le indagini, lunghe e complesse: i carabinieri non si sono accontentati della denuncia della vittima e hanno documentato – con informazioni, pedinamenti e intercettazioni – la cessione di droga a decine di clienti reggiani e parmensi.

Ottenuti i provvedimenti restrittivi, venerdì all’alba è andato in scena l’atto finale dell’inchiesta, con una retata, iniziata alle 7 e terminata alle 10, al campo nomadi. Una trentina i carabinieri impiegati (di Gattatico, Guastalla, del quinto Reggimento di Bologna, più le unità cinofile delle guardie provinciali) che hanno setacciato l’area. Anche stavolta le sorprese non sono mancate. Sono saltati fuori 100 grammi di hascisc nascosti nelle siepi; 1.200 euro nascosti nel reggiseno di due donne; 6 carnet di assegni rubati, sepolti nel terreno e individuati dal fiuto del cane; una scatola con due proiettili, calibro 38 e 40. «Ora il Ris eseguirà la perizia balistica – ha concluso il Maggiore Regni –. Questo filone è come la catena di Sant’Antonio: ci saranno sviluppi». —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google