Gazzetta di Reggio

Reggio

i dati dei primi otto mesi 

Duemila reggiani chiedono il reddito di solidarietà regionale

Ambra Prati

L’indentikit: anziani soli o famiglie con un lavoratore precario. In città la metà delle domande

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA

Sono 2.224 i reggiani che hanno fatto richiesta per il Res, il reddito di solidarietà voluto dalla Regione per contrastare la povertà. In attesa del celebre reddito di cittadinanza, pochi sanno di poter accedere – tramite il servizio sociale – al Res, una misura regionale già attiva.

Nei primi otto mesi di applicazione – da settembre 2017 a maggio 2018 – nella provincia di Reggio Emilia il Res è stato concesso a 591 nuclei familiari, con altre 1.425 domande in corso di valutazione all’Inps (l’ente chiamato a verificare i requisiti Isee e a procedere con la concessione) e 208 domande respinte.



La città la fa da padrona, in questa classifica in negativo dei nuovi poveri: quasi la metà delle richieste, 1.153, sono arrivate da Reggio Emilia. La provincia si distacca di gran lunga e vede al primo posto il distretto di Scandiano (346 richieste), seguito da Correggio (218) e Montecchio (200). Salta all’occhio il distretto di Castelnovo Monti e dell’Appennino, penultimo con 164 richieste: un numero importante in proporzione alla popolazione. In ultima posizione Guastalla e la Bassa con 143 richieste.



Di mezza età o anziani e soli: è questa la composizione tipo di chi ambisce al Res. La maggior parte dei nuclei in stato di necessità sono composti da una sola persona (44,7%), senza figli a carico (66,2%). Oltre il 60% di coloro che richiedono il beneficio regionale ha più di 45 anni, e di questi, più del 33% ne ha dai 56 in su.

A chiedere i contributi previsti dalla misura regionale sono uomini e donne in percentuali simili: rispettivamente 50,6% e 49,4%.

Se si tratta di famiglie, la caratteristica saliente è la presenza di almeno un componente che lavora (61,5%), ma in modo precario o pagato pochissimo. Si tratta dei cosiddetti working poor, senza un lavoro fisso e perciò in perenne rischio povertà.

Va sottolineato il fatto che per quasi mille beneficiari del Res (957 per la precisione) sono state attivate misure di inclusione socio lavorativa (orientamento, formazione, tirocini) previste e finanziate dalla Legge regionale 14 del 2015, che mira all’inserimento lavorativo e all’inclusione sociale delle persone in condizione di fragilità. L’obiettivo è spezzare il circuito vizioso con una svolta dal punto di vista lavorativo.



«Il reddito di solidarietà è ormai una realtà diffusa in tutti i Comuni dell’Emilia-Romagna e questo è motivo di orgoglio e soddisfazione per noi», ha sottolineato la vicepresidente della Regione e assessore al Welfare Elisabetta Gualmini in occasione della presentazione del primo monitoraggio sul Res. «Basti pensare che solo un anno fa le persone in povertà estrema non avrebbero avuto niente, mentre ora possono ricevere un aiuto economico, seppur circoscritto, e una proposta nel mercato del lavoro. Lo sforzo fatto con i ministeri, con Inps e con i Comuni ha permesso di arrivare a questa politica pubblica mai esistita contro la povertà». —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google