Gazzetta di Reggio

Reggio

l’uso in sanità 

Tante richieste e poche scorte per la cannabis terapeutica

R.F.

Il comitato pazienti scrive al ministro della Sanità e lancia l’allarme  «L’Emilia è autosufficiente ma altre regioni non lo sono»

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REGGIO EMILIA . Stanchi e disillusi. I pazienti che ricorrono alla cannabis a uso medico per alleviare le sofferenze non sanno più a che santo votarsi. E stanno rivivendo una Via Crucis già vissuta nel 2017, quando le scorte si erano esaurite. Parliamo di persone che fanno ricorso alla cannabis per alleviare dolori neuropatici o cronici (basta pensare ai malati di sclerosi multipla) o derivanti da altre patologie. Il Comitato pazienti cannabis medica, a cui aderiscono oltre 400 persone in tutta Italia, è nuovamente sul piede di guerra e chiede un «intervento immediato da parte del Ministero della Salute perché la produzione di cannabis nel nostro Paese non è sufficiente a rispondere alle richieste e le importazioni sono insufficienti a coprire il fabbisogno, con il rischio che molte persone debbano interrompere la terapia».

Una cura effettuata solo sotto stretto controllo medico, che ha trovato conferme nella comunità scientifica internazionale. Nella lettera che il comitato ha inviato al ministro Grillo si chiede che «la cannabis a uso medico sia dispensata secondo le stesse modalità di tutti gli altri farmaci prescrivibili e per i quali è prevista l’erogazione tramite il Servizio Sanitario Nazionale». Il Comitato chiede inoltre che sia «integrato l’elenco delle patologie delle persone che hanno diritto ad aver accesso alla terapia e che i trattamenti siano gli stessi in tutto il nostro Paese».

Oggi accade che chi vuol utilizzare la cannabis medica deve peregrinare per lo stivale e accade, come denuncia la fondatrice del comitato, Elisabetta Biavati, «che alcune regioni come l’Emilia si stanno impegnando per avere a disposizione tale sostanza e altre no. Il risultato paradossale che anche in Emilia sono gli stessi residenti a non trovare più cannabis medica perché chi ha bisogno di averla arriva da tutta Italia. Il Ministero deve intervenire perché già lo scorso anno molti di noi hanno rischiato la vita».

Il sistema si base su assegnazioni secondo quote richieste dalle Regioni. La nostra ha chiesto al Ministero di raddoppiare la quantità di cannabis terapeutica a disposizione per il 2018, da 37 a 60 chili. E per arginare eventuali carenze ha anche deciso di acquistare direttamente una quota. Ma non è bastato. La richiesta infatti è in costante aumento e le importazioni nella nostra regione sono passate dai 6 chili del 2015, ai 32 del 2016, ai 60 del 2017. Inoltre nel 2017 il 50% di chi ha acquistato proveniva da fuori regione: dato che nei primi mesi del 2018 è arrivato al 70%. Anche perché le regioni confinanti dichiarano fabbisogni inferiori alla reale richiesta, determinando così una sorta di turismo sanitario. L’Emilia dal 2016 prevede l’esenzione totale solo per due patologie: sclerosi multipla e dolore neuropatico resistente a trattamenti convenzionali. —

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