Addio al generale degli alpini Pietro Rapaggi
Tra i primi a intervenire dopo il disastro del Vajont, fu il promotore dell’adunata nazionale nel 1997 a Reggio Emilia
REGGIO EMILIA. Il generale Pietro Rapaggi, già presidente della sezione Alpini di Reggio Emilia, “è andato avanti”. La penna nera reggiana è morta ieri nelle prime della giornata, all’età di 82 anni.
Se ne va così un pezzo di storia della sezione alpina in quanto l’alpino Pietro, oltre ad avere forgiato migliaia di alpini nella sua luminosa carriera, è stato anche il fautore principale della mai dimenticata adunata nazionale in occasione delle celebrazioni del bicentenario della nascita del tricolore, qui a Reggio Emilia.
«Proprio per le sue capacita, senso dell’appartenenza e granitica fede alpina, era stato nominato presidente onorario dell’associazione», ricorda Ivo Castellani, vice presidente vicario della sezione Ana di Reggio.
Le esequie saranno accompagnate dal coro alpino “Canossa” e si terranno oggi alle 15.30 nella cappella dell’arcispedale Santa Maria Nuova. Al termine della messa si proseguirà al cimitero di San Prospero Strinati.
Proprio oggi il generale Rapaggi avrebbe compiuto 83 anni. Molto conosciuto in città, abitava in via Daniele da Torricella con la moglie Silvia. Padre di due figlie, è considerato dai compagni un uomo dalle capacità notevoli, sempre tra i primi a intervenire anche nelle grandi calamità naturali. Come presidente a Reggio è stato il perno dell’adunata nazionale del 1997 e ha sempre sostenuto la Protezione civile. Ha dato molto alla città e ai reggiani ma non solo: oltre cinquant’anni fa – era il 9 ottobre 1963 – fu tra i primi a intervenire nella tremenda catastrofe del Vajont, a Belluno, che provocò la morte di circa 2.000 persone. Rapaggi, all’epoca ventottenne tenente della Compagnia “Genio” della Brigata Alpina Cadore con sede a Belluno, accorse subito sul luogo del disastro.
La “Cadore” fu poi decorata con medaglia d’oro al valor civile. A distanza di mezzo secolo, Rapaggi, ricordò quella tragedia su la Libertà, ripresa poi dalla rivista l’Alpino Reggiano. «È stato commovente ritrovare ancora vivo e piangente un bimbetto che, semisepolto dai sassi e dalla ghiaia, agitava le braccine per dire: “Sono qui, aiutatemi” – scrisse il generale nel suo lungo ricordo –. L’intervento, impegnativo, doloroso e duro, è stato anche particolarmente denso di umanità e di commozione, di intima soddisfazione, per gli insegnamenti che ne sono scaturiti, per l’intensa gioia che ha provocato e per la ricchezze delle esperienze che ha lasciato». —
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
