«Infermieri del 118 preparati La cittadinanza stia tranquilla»
La presidente Orienna Malvoni: «Il piano? Non siamo né a favore né contro, è una scelta dell’Ausl. La diagnosi spetta al dottore»
REGGIO EMILIA. «L’obiettivo (degli infermieri sui mezzi di soccorsi, ndr) è quello di garantire prestazioni immediate ad utenti che presentano alterazioni delle funzioni vitali e non una diagnosi medica, che è certamente fondamentale ma che arriverà subito dopo. L’infermiere è un professionista che ha effettuato un percorso formativo specifico nel campo dell’emergenza. Non opererà mai da solo, sarà sempre in rete con altri professionisti». Così recitava la lettera aperta ai cittadini pubblicata il 15 luglio scorso dall’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Reggio Emilia (da pochi mesi gli infermieri e gli infermieri pediatrici sono passati da Collegio a Ordine grazie al Decreto Lorenzin e ora fanno capo alla Fnopi, Federazione nazionale ordine professioni mediche). La firma sulla lettera è stata apposta dalla presidente dell’ordine Orienna Malvoni.
Siete d’accordo con l’auto infermieristica?
«Non vogliamo entrare nel merito del progetto, non è compito nostro: è l’Ausl che decide. Ci preme fugare le preoccupazioni dei cittadini su un tema così delicato: i nostri infermieri sono laureati in grado di affrontare queste situazioni, hanno seguito un corso specifico per affrontare l’emergenza urgenza. A Reggio abbiamo infermieri tra i migliori d’Italia. Nessuno va allo sbaraglio».
E nessuno mette in dubbio la preparazione degli infermieri. Il punto però è il sistema organizzativo: lo ritenete adeguato?
«Non siamo né a favore né contro. È ovvio che le diagnosi le fanno i medici. Che poi, come sostengono i sindacati, i medici siano pochi, come gli infermieri...».
Scarseggiano anche gli infermieri? Quanti sono?
«Sono 3.400 e sono per la maggior parte italiani. Gli aspiranti sono molti, l’Università di Reggio è a numero chiuso. Anche perché la professione si è evoluta tantissimo: gli infermieri non sono più figure ausiliarie rispetto ad altre, ma professionisti dotati di autonomia».
L’emergenza costituirà un ulteriore sbocco con nuove assunzioni da parte dell’Ausl-Irccs. Quali sono i settori che “tirano” di più?
«Nell’ultimo decennio l’evoluzione è stata enorme. Oggi esistono master universitari di vari livelli e i campi di maggior sviluppo sono il care giver (il sostegno dei malati terminali a domicilio) e le specialità, come gli infermieri di famiglia. Sugli infermieri del 118 a settembre organizzeremo in città un convegno formativo, per capire gli umori e sentire le esigenze».
Il progetto pilota degli infermieri dell’urgenza sarà ampliato?
«Può darsi. Intanto occorre verificare se è un modello che funziona per il cittadino, che è il nostro primo obiettivo. Al momento non ci risultano criticità». —
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