«Parmigiano Reggiano La festa di Casina non è solo una sagra»
Presentata nella sede del Consorzio la 52esima edizione «Evento riferimento di tutta la dorsale con 25 latterie»
CASINA
«Non una sagra di paese, ma la festa del Parmigiano Reggiano. L’originale».
Per la 52esima edizione dell’appuntamento più tradizionale dell’estate di Casina, la conferenza stampa è nella “casa” ufficiale del re dei formaggi: la sede del Consorzio, in via Kennedy a Reggio Emilia. Per dire, che la manifestazione in programma quest’anno dal 3 al 6 agosto è la Festa. Con la F maiuscola. Di un Parmigiano Reggiano in particolare: quello della montagna, di tutta la dorsale che va da Parma a Bologna. Il 20% della produzione totale della Dop, ben 724.000 forme, avviene nei 93 caseifici di montagna sparsi nelle province di Parma, Reggio Emilia, Modena e Bologna dove sono impiegati 1.100 allevatori. Da due anni il marchio “Prodotto di montagna” la difende nell’identità e nelle caratteristiche.
A fare gli onori di casa c’erano il sindaco di Casina, Stefano Costi, e il vice sindaco Maurizio Cineroli, che si sta occupando in prima persona dell’evento. Tanto da aver fatto lui stesso il corso antincendio, per ottemperare agli obblighi del Decreto Gabrielli sul fronte sicurezza.
«Saranno 25 le latterie protagoniste, il 20% in più rispetto al passato – ha sottolineato il primo cittadino di Casina, con l’orgogliodi chi è a sua volta produttore - L’intento è dare visibilità al prodotto della montagna e al territorio in cui viene prodotto».
Va in questa direzione l’appuntamento anteprima dell’inizio della quattro giorni. Quello in programma venerdì: un incontro di studio e dialogo con il territorio organizzato alle 16 al castello di Sarzano. Al tavolo coordinato da Fausto Giovanelli (presidente del Parco nazionale e nome della Riserva della biosfera MaB Unesco), Marcello Chiesi della Latteria San Giorgio di Cortogno, Giampiero Lupatelli dell’archivio Osvalto Piacentini e Rossano Pazzagli dell’Università del Molise. Tema: il paesaggio del Parmigiano Reggiano. Un concetto che si impone nell’abito della “Riserva della biosfera”, titolo riconosciuto all’Appennino tosco-emiliano dall’Unesco: qui si trova il paesaggio del Parmigiano Reggiano. «È tempo – ha sottolineato Giovanelli – di approfondire questo concetto». Collabora al progetto la biblioteca-archivio Emilio Sereni. —
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