Violentò il figlio di amici: 4 anni di carcere
L’artigiano 56enne condannato per le violenze durate otto anni nei confronti del ragazzino, che lo ha poi denunciato
È stato condannato a 6 anni di carcere, ma con il rito abbreviato scelto dal suo difensore, l’avvocato Liborio Cataliotti, sono scesi a 4 anni. Una condanna che rispecchia la richiesta della Procura nei confronti dell’uomo accusato di aver compiuto costrizioni e minacce per otto lunghi anni, segnati da abusi sessuali perpetrati nei confronti del figlio di una coppia amica di famiglia.
Il giudice per l’udienza preliminare, Luca Ramponi, ha quindi emesso ieri la sentenza riconoscendo 4 dei 21 episodi di violenza contestati all’uomo. Gravi episodi di adolescenza violata, quelli portati alla luce dalla denuncia del ragazzo una volta diventato maggiorenne, e riscontrata dalle indagini dei carabinieri della Compagnia di Guastalla coordinati dalla Procura reggiana. Un caso delicato giunto in tribunale, che ha visto l’imputato chiedere la possibilità di accedere al rito abbreviato, che ha fissato come prove solo quelle raccolte fino a ieri e con il relativo sconto pari a un terzo della pena applicato alla condanna.
Oltre alla vittima, anche la famiglia si è costituita parte civile con gli avvocati Marcello e Marco Fornaciari, soddisfatti per la sentenza. Alla vittima è stata riconosciuta una provvisionale di 30 mila euro, mentre altri 10 mila euro sono stati riconosciuti ai genitori del ragazzo, che hanno seguito di persona il processo.
Il 56enne, artigiano di Castelnovo Sotto, è tutt’ora agli arresti domiciliari dopo l’arresto nel dicembre del 2017. Era stato denunciato con grande ritardo perché la vittima, per paura di ciò che poteva accadere alla famiglia, ha sempre subito in silenzio, sino a quando, intorno alla fine del 2016, è riuscito a vincere la paura raccontando gli orrori subiti dapprima ai genitori, per poi decidere di denunciare l’uomo. Così il sostituto titolare delle indagini, Valentina Salvi, aveva richiesto e ottenuto dal gip del tribunale di Reggio Emilia un provvedimento restrittivo di natura cautelare in regime di arresti domiciliari che era stato eseguito dai carabinieri.
Pesanti le accuse mosse nel capo di imputazione – poi più sfumate nella sentenza – a carico dell’uomo per avere, dal 2008 al 2016, costretto la vittima (minorenne fino al 2012), sia con la forza che con minacce di far del male alla sua famiglia, a praticare e subire numerose violenze sessuali. La vita del giovane – ora maggiorenne – è rimasta quindi segnata da questa lunga vicenda, che si è protratta per anni, caratterizzati prima dalla vergogna della vittima e infine dalla liberatoria denuncia. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
