Morta di parto, il caso è stato archiviato
Il pm chiude il fascicolo sulla tragedia avvenuta nel 2014 a Scandiano. Nessuna responsabilità da parte di nove medici
viano
Caso archiviato. Si è concluso così, con un nulla di fatto a distanza di quattro anni, la triste vicenda di Cecilia Zuliani, 38enne di Rondinara (Viano) morta all’ospedale Magati di Scandiano il 5 dicembre 2014 nel dare alla luce il figlio. Lo stesso pm Stefania Pigozzi, che all’epoca aveva aperto un fascicolo con l’ipotesi di reato di omicidio colposo a carico di nove medici (in pratica l’intera équipe), ha chiesto e ottenuto l’archiviazione, ritenendo che non sussistano i presupposti per ravvisare errori o omissioni da parte dei camici bianchi. Cecilia Zuliani sarebbe morta, secondo le risultanze degli anatomopatologi, per un’embolia polmonare: una complicanza rarissima che può sopravvenire durante il parto.
Il decesso della mamma 38enne alla sua prima gravidanza è stata l’ultima tragedia di questo tipo nella nostra provincia, in una casistica che si conta sulle mani delle dita.
Cecilia Zuliani, originaria di Albinea, per anni modellista da Mariella Burani, era arrivata in ospedale un giovedì sera dopo nove mesi senza problemi. Una gravidanza serena. Tra l’altro, quel primo figlio era cercato e voluto dopo dieci anni di matrimonio, e la 38enne si era sottoposta a una lunga serie di esami. Vista l’età (alla soglia dei 39 anni) era controllatissima; i ginecologi non avevano lasciato nulla di intentato. I primi accertamenti in ospedale, però, avevano rivelato una sofferenza fetale. I medici avevano quindi proceduto ad un taglio cesareo che aveva visto venire alla luce il piccolo, in ottima salute. Ma la mamma aveva subìto più di un arresto cardiaco. Dopo prolungate manovre per rianimarla, alla fine i medici si erano dovuti arrendere, comunicando ai familiari la tragedia improvvisa: Cecilia era morta, proprio quando avrebbe potuto tenere in braccio il suo desideratissimo bimbo, lasciando in un dolore immenso il marito Livio Braidi, le sorelle e la madre di Cecilia.
Subito dopo i fatti, il pm Pigozzi aveva aperto un fascicolo a carico dei nove medici che si erano avvicendati dall’ingresso della donna in ospedale alla sala operatoria. La perizia, basata sulla cartella clinica e sull’autopsia, era stata affidata ad un collegio di esperti della Medicina legale di Pavia. Un passaggio obbligato, per fare luce su un decesso “inspiegabile”. Il risultato è stato negativo: nessun elemento che possa essere attribuibile ad una responsabilità dei sanitari, ritenuta non appurabile. Vicolo cieco, dal punto di vista penale.
«I famigliari mi hanno contattato per valutare l’eventualità di una causa civile, sulla base di una perizia di parte – ha dichiarato l’avvocato Nino Ruffini di Scandiano –. Ma pare che l’orientamento attuale sia di non procedere. Il marito è distrutto e vuole solo dimenticare». —
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