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Reggio Emilia, le 36 ore infinite della polizia per catturare lo stupratore del campo da baseball

Leonardo Grilli
Reggio Emilia, le 36 ore infinite della polizia per catturare lo stupratore del campo da baseball

Myroslav Prayzner, 25 anni, è considerato il responsabile della violenza sulla giovane reggiana al campo da baseball. Ecco le indagini che, ora dopo ora, hanno portato alla sua cattura

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REGGIO EMILIA. Un giorno di indagini e ricerche senza sosta per scoprirne l’identità e 36 ore per mettergli le manette ai polsi. Il ragazzo ritenuto responsabile dell’aggressione e dello stupro della giovane reggiana, domenica sera dietro al campo da baseball, è stato fermato ieri all’alba dalla polizia di Reggio Emilia.

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Si tratta di Myroslav Prayzner, ucraino, richiedente asilo, 25 anni, incensurato. È lui, secondo gli elementi raccolti dagli inquirenti, l’autore di quella che i dirigenti della questura hanno definito come una «violenza brutale».

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Indagini e pattugliamenti iniziati fin dai minuti successivi alla violenza, avvenuta verso le 20.30 di domenica in via Petit Bon. È qui che la giovane reggiana di 24 anni, mentre stava passeggiando come tutte le sere, è stata avvicinata alle spalle dall’ucraino, picchiata, immobilizzata e trascinata fra i cespugli adiacenti alla strada. In quel punto, col favore del buio, si è consumato lo stupro e a nulla sono servite le grida disperate della giovane. Nessuno ha sentito, nessuno ha potuto intervenire per aiutarla.

Solo quando è tornata a casa, sconvolta e dal volto sanguinante, i genitori hanno potuto allertare i soccorsi. Il suo racconto fornito ai poliziotti, ricco di dettagli sulle caratteristiche fisiche e sull’abbigliamento del 25enne, è stato il vero punto di svolta delle indagini. Ad aiutare, soprattutto, un dettaglio fondamentale: una cicatrice sulla fronte, ancora fresca, che la giovane ha fissato durante gli infiniti minuti della violenza.



I poliziotti sono partiti la notte stessa controllando la zona, cercando eventuali testimoni e setacciando i filmati delle telecamere del quartiere. Il fermo di Prayzner è stato possibile soprattutto grazie all’attività sul campo. La caccia all’uomo infatti ha portato gli agenti a perlustrare, metro dopo metro, tutti i possibili nascondigli nei pressi di via Petit Bon.

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E proprio all’incrocio fra via Monte Cervino e via Enrico Pestalozzi, ad appena trecento metri di distanza, gli investigatori hanno scoperto il rifugio utilizzato dall’ucraino. Un giaciglio di fortuna all’interno del quale sono stati trovati i primi indizi: una maglietta rossa, che combaciava perfettamente alla descrizione dell’abbigliamento dello stupratore fornita dalla vittima, e una seconda maglia con il logo di una ditta. Tutte accuratamente piegate dentro una busta.

Qui gli agenti della Mobile, di concerto con la procura, hanno deciso di giocarsi il tutto per tutto: appostarsi nelle vicinanze in attesa del ritorno del ricercato, senza cercare altri elementi che avrebbero potuto incastrare ulteriormente il colpevole.

Ma il gioco è valso la candela perché, lunedì mattina, Prayzner è tornato al suo rifugio. Non appena ha visto gli agenti ha iniziato a correre per i campi ed è arrivato fino in strada, gettandosi nel traffico incurante del pericolo e facendo perdere le proprie tracce. Indosso però aveva una maglietta identica a quella con il logo trovata nel giaciglio.

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I poliziotti sono così risaliti all’azienda, dove l’ucraino lavorava saltuariamente a chiamata, e hanno ottenuto la preziosa collaborazione dei titolari. Grazie alle informazioni sono risaliti a un parente del 25enne, poi a un suo amico e infine a lui. Il referto dell’ospedale risalente al 18 luglio, nel quale vengono registrate le cure a cui è stato sottoposto il giovane per la ferita alla fronte, è stato la prova definitiva.

Da qui l’atto finale dell’indagine. I poliziotti, a partire dalle 5 di ieri, si sono appostati all’ingresso dell’azienda e, quando Prayzner si è presentato alle 7 per iniziare a lavorare, è scattato il fermo. Attualmente si trova in carcere, in attesa della convalida. Agli agenti non ha dichiarato nulla, se non che non capisce bene l’italiano.

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