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Sul piatto di Ferrarini 285 milioni di debiti

Enrico Lorenzo Tidona
Sul piatto di Ferrarini 285 milioni di debiti

È il record toccato nel 2016 dall’azienda tra spa, Vismara e Società Agricola. L’ad punta all’accordo con banche e fornitori

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REGGIO EMILIA  «Mi perdoni, sono impegnata con i fornitori per tutto il giorno. Dobbiamo risentirci più tardi». Clic. Bastano poche parole al telefono per capire quanto Lisa Ferrarini sia alle prese con l’ennesima giornata campale. Una delle più difficili probabilmente quella di ieri, dopo l’uscita della notizia che l’azienda di famiglia sta per chiedere un concordato, puntando in realtà a una più “blanda” ristrutturazione del debito. Ieri, intanto, è stata inviata una lettera ai sindacati, mentre uno dei fratelli ha confermato la procedura ai dipendenti con un colloquio a inizio turno.

NUOVO CAPITOLO  Si tratta della prima vera svolta nella saga finanziaria che sta soffocando i conti dell’azienda leader dell’agroalimentare italiano, che sta centellinando gli stipendi dei quasi mille addetti in attesa di avere più ossigeno dalle banche. Una dinastia familiare che non intende cedere lo scettro, ma che deve sgomberare dalla strada del rilancio ben 285 milioni di euro di debiti. Una montagna accumulatasi a fine 2016 - ultimo bilancio disponibile - tra le tre realtà della galassia: Ferrarini spa, Vismara e Società Agricola. Solo per le prime due, però, sarà chiesta la procedura mentre la terza - gioiellino iper patrimonializzato ma comunque in affanno - sarà lasciata fuori anche dal progetto di ricerca di una partnership industriale. Un piatto ricco e a buon prezzo, che farebbe gola a molti concorrenti, con già diversi contatti per acquisire il ramo prosciutti della premiata ditta, decisa però a non mollare la presa.

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LA LETTERA  L’azienda ieri mattina ha rotto gli indugi e ha avvisato i sindacati - con una lettera - che Ferrarini e Vismara «al fine di preservare al meglio la loro continuità aziendale, di tutelare anzitutto i posti di lavoro, gli interessi di tutti i clienti e di tutti i fornitori, hanno deciso di chiedere al tribunale di Reggio Emilia la concessione di un termine per proporre una soluzione che consenta loro di uscire dalla situazione di difficoltà finanziaria in cui versano, mantenendo così le attuali posizioni di vertice nel mercato». Mentre l’azienda continuerà a lavorare, quindi, si procederà con la richiesta di concordato «che non impedirà comunque alle società di continuare a operare a pieno regime sotto il controllo del tribunale», scrive e sottoscrive Lisa Ferrarini.

I PRESTITI A CARO PREZZO  La domanda di concordato in continuità presentata dai professionisti ingaggiati dall’ad del gruppo, Lisa Ferrarini, punta all’accordo con i creditori per poter poi alleggerire il peso degli oneri finanziari, che sono eccessivamente alti. La manager deve in primis mandare avanti l’azienda che produce e commercializza prosciutto cotto - come leader a livello nazionale - a cui si affiancano le produzioni di prosciutto crudo di Parma e culatello con cotenna, stagionati nello stabilimento di lavorazione di Langhirano. Ma ora deve soprattutto chiudere gli accordi con il ceto creditorio, che voterà il piano di rientro che sarà vigilato da un giudice delegato del tribunale. Per trovato l’accordo la strada non sarà comunque in discesa: anzi, bisognerà mantenere fede agli impegni, a partire dal rientro dei prestiti secondo la scaletta indicata nel piano concordatario o di ristrutturazione del debito. Da qui la necessità di un socio esterno.

TRA ALTI E BASSI  I numeri in campo sono rilevanti. Ferrarini spa (ramo prosciutti), al 2016 e dopo lo scorporo dell’azienda agricola, conta ricavi per 109 milioni di euro, un utile di 2,3 milioni, 385 dipendenti diretti, un patrimonio netto di 47 milioni di euro e - qui c’è il taso dolente - debiti per 151 milioni di euro. Questi sono suddivisi tra obbligazioni (35 milioni), banche (68 milioni), e - altro tasto dolente - oneri finanziari per 3,7 milioni di euro. Vismara conta 100 milioni di ricavi nel 2016, un utile di appena 600mila euro, un centinaio di lavoratori e debiti per 65 milioni tra banche (37 milioni) e fornitori (12 milioni), con oneri finanziari per 1,8 milioni di euro e un patrimonio netto di 1,8 milioni di euro. Queste due sono alla ricerca di un partner industriale. Per loro i concorrenti vanno Rovagnati a Parmacotto.

FUORI DAL CALDERONE  Intoccabile al momento la Società Agricola Ferrarini spa, nata dallo scorporo delle attività, che si occupa di produzione di Parmigiano Reggiano, vino e aceto balsamico. Ha ricavi per 87 milioni di euro, un utile di 279mila euro, e vasto patrimonio netto di 122 milioni di euro - suo punto forte - e un’attività che conta 450 lavoratori. Debiti? Anche qui pesano rispetto al fatturato: nel 2016 si parlava infatti di 69 milioni di euro, 48 milioni dei quali verso le banche tra breve e medio-lungo termine, oltre a 10 milioni di euro verso i fornitori. Su questi pesano oneri finanziari per 3,7 milioni di euro. —


 

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