«Al lavoro senza soldi: tocca ai Ferrarini»
Scatta l’ultimatum dei dipendenti: «Vogliamo garanzie». Oltre 100 i presenti alla storica assemblea sindacale
REGGIO EMILIA. «Noi siamo al lavoro senza stipendio. Ora tocca a loro fare la propria parte». È questa in sintesi la linea tenuta ieri dai lavoratori della Ferrarini di Reggio, che chiedono così fatti e garanzie dopo la crisi che ha portato al ritardo negli stipendi e alla richiesta di concordato per trovare una soluzione al monte debiti superiore ai 250 milioni di euro.
LA SVOLTA IMPROVVISA. Il concordato è stato un fulmine a ciel sereno mentre gli stipendi tardano ad arrivare. Nonostante questo gli operai e gli impiegati della Ferrarini di Reggio continuano però a lavorare senza sosta. Solo ieri si sono concessi una pausa sindacale, la prima vera assemblea dei lavoratori in 60 anni di storia aziendale. Un incontro deciso dopo che l’azienda, con oltre 250 milioni di debiti, ha chiesto il concordato con riserva. L’obiettivo, per i sindacati, è arrivare al tavolo di contrattazione indetto dal ministero dello Sviluppo economico – spostato da 2 al 3 agosto – preparati e con una delega chiara da spendere in fase di concertazione con l’azienda.
TRA FIDUCIA E PAURA. «Mi manca un anno e mezzo alla pensione ma sono fiducioso. Lo siamo tutti. Adesso vedremo cosa ci diranno». Tra le decine di lavoratori parla un dipendente ormai vicino al ritiro lavorativo. Probabilmente uno dei più fortunati, essendoci anche tanti giovani ancora distanti da quel traguardo, che aspettano l’inizio dell’assemblea fuori dal cinema di Rivalta. «Siamo tutti speranzosi, ci mancherebbe altro. La proprietà ci ha assicurato che tutto verrà sistema con i tempi giusti. Questa operazione è stata fatta per preservare i nostri posti di lavoro». Non tutti, però, sono disposti per ora a gettare il cuore oltre l’ostacolo. Anzi: «A questo punto dopo tante promesse aspettiamo i fatti - dice un altro – Finora abbiamo soltanto avuto quelle. Non è mancanza di fiducia la mia ma ormai siamo allo stremo. Vogliamo sapere cosa c’è di concreto. Sappiamo che se lavoriamo e il prodotto va ai nostri clienti abbiamo più possibilità di risollevarci».
TIRARE LA CINGHIA. Gli stipendi pagati a singhiozzo stanno mettendo infatti a dura prova la tenuta della base lavorativa. «Vedremo: probabilmente al momento non sanno nemmeno loro come andrà a finire. Quindi siamo preoccupati» racconta un altro dipendente tra quelli che cominciano ad affollare la sala. «La situazione è critica. Io non sono di qua, ma di Langhirano ma siamo tutti nella stessa barca. Ho abbastanza fiducia». E ancora: «La vedo critica ma ci saltiamo fuori». C’è chi pensa alla famiglia: «Considerando moglie e figlio a casa diciamo che siamo tranquilli. Noi stiamo continuando a lavorare anche senza stipendio proprio perché ci crediamo. Stiamo dando fiducia all’azienda e speriamo di essere ripagati».
LA PROPOSTA. Per Ennio Rovati della Uila Uil di Reggio, Vittorio Daviddi della Fai Cisl e Giovanni Velotti della Flai Cgil «serve una presa di coscienza da parte di tutti quanti. Il concordato complica ulteriormente le cose rispetto allo scenario che avevamo in mente. Il 3 agosto attendiamo un piano industriale». —
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
