«Contro stupri e abusi un’équipe al femminile e un percorso gratuito»
Maria Stella D’Andrea coordina il gruppo specializzato negli abusi su minori e donne «Staff di diverse specialità Una visita può durare sei ore»
reggio emilia
«Un’intera équipe medica tutta al femminile e un percorso gratuito: è questa la scelta fatta all’Ausl di Reggio Emilia. Non in tutta la Regione funziona così». Maria Stella D’Andrea, criminologa e medico legale, è la responsabile per l’Ausl dello staff del Santa Maria specializzato in violenza fisica e sessuale su donne e minori. Sono due gli hub schierati in provincia su questo campo: uno a Guastalla (che copre la Bassa) e uno all’ospedale, ma in caso di stupro la vittima viene sempre dirottata a Reggio.
Com’è composto lo staff?
«I primi sanitari che svelano la violenza attivano l’équipe multiprofessionale di valutazione, formata da vari specialisti: ginecologo, infettivologo, psicologo, sempre un medico legale».
Quando la donna si presenta in ospedale dichiarando di aver subito lo stupro, cosa succede?
«Anzitutto è raro che la violenza emerga già al triage: nella maggior parte dei casi ne veniamo a conoscenza in seguito, durante una visita, un colloquio, o dalle lesioni. Perciò bisogna essere pronti ad intercettare i segnali. Fatta questa premessa, per la vittima che dichiari subito l’accaduto viene individuato un luogo protetto all’interno del pronto soccorso, lontano da occhi indiscreti. Servono tempi lunghi perché una visita per stupro può arrivare fino a sei ore».
Così tanto?
«Bisogna individuare le lesioni fisiche, eseguire le repertazioni per il Dna, fotografarle e in contemporanea fornire supporto emotivo, più che psicologico. Oltre alla visita ginecologica, il protocollo prevede una consulenza medico-legale, una visita infettivologa. C’è il risvolto non indifferente delle possibili malattie trasmesse sessualmente, con esami tipo l’Hiv e farmaci somministrati per precauzione. Per le lesioni si aggiungono i vari specialisti. Tutti sono attivati».
Il rapporto con la polizia?
«In alcuni giorni al pronto soccorso sono presenti più poliziotti che pazienti, purtroppo. Il rapporto è strettissimo, così come con la Casa delle Donne per la protezione alle donne maltrattate e con i Servizi sociali per i minori».
E dopo le dimissioni che succede?
«Arriva la parte più difficile. Noi suggeriamo due percorsi: la Casa delle Donne, luogo dove consegnare il proprio dolore; o la psicologia clinica dell’azienda, gratuita per il tempo necessario».
Le reazioni più frequenti delle vittime?
«Dipende molto dal singolo e dalla sua capacità di resilienza. Chi subisce uno stupro è un survivor, un sopravvissuto: al disturbo da stress post traumatico di tipo complesso, tipico dei reati più acuti come stupro o tortura, si possono aggiungere mille variabili». —
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