Gazzetta di Reggio

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«Le commissioni che giudicano i richiedenti asilo siano più veloci»

Leonardo Grilli
«Le commissioni che giudicano i richiedenti asilo siano più veloci»

Il questore Sbordone sullo status dello stupratore fermato «I profughi fuori dall’accoglienza destinati ad aumentare»

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reggio emilia

Lo status di Myroslav Prayzner, l’ucraino 25enne fermato per lo stupro della giovane reggiana, fatto discutere. Arrivato in Italia nel 2016, ha immediatamente fatto richiesta di asilo in quanto fuggiasco dalla guerra del Dombass (in Ucraina orientale) fra separatisti e il governo centrale. Ma da allora è ancora in attesa che la sua domanda venga valutata dalla commissione competente. Una circostanza che ha riaperto nuovamente il dibattito, principalmente politico, sulla gestione dei migranti e sul percorso di accoglienza prima e dopo un eventuale rilascio di un permesso di soggiorno.

Al di là delle bagarre fra correnti politiche, tuttavia, il tema dell’accoglienza preoccupa anche chi è abituato a guardare con pragmatismo alla vita di tutti i giorni, come le forze dell’ordine. E non è un caso se, il giorno dopo la cattura dell’ucraino, il questore di Reggio Emilia è voluto tornare sull’argomento profughi.



Ciò che preoccupa i dirigenti della polizia reggiana – e molti colleghi in tutto il Paese – è quel che accadrà fra qualche tempo, quando molti richiedenti asilo vedranno rigettata la loro istanza ma resteranno sul suolo italiano, al di fuori dei percorsi di accoglienza e in una condizione di illegalità. Comunque la si pensi, un problema oggettivo.

«Sicuramente sarebbe auspicabile trovare modalità per seguire meglio queste persone – ha commentato il questore Antonio Sbordone –. Il tema dei profughi fuori dal sistema di accoglienza è quello che più ci deve preoccupare, anche in considerazione del fatto che aumenteranno sempre di più. Nel prossimo futuro per le strade avremo un incremento costante di persone fuoriuscite dal programma».



Insomma, prosegue Sbordone, il quadro «è destinato a peggiorare. Per una serie di fattori probabilmente diminuiranno gli sbarchi ma aumenteranno le situazioni non gestite. E poi dobbiamo ricordarci che non tutti i richiedenti asilo arrivano in Italia con il barcone ma in altri modi, come il ragazzo ucraino che abbiamo fermato».

Anche quando sono sul suolo italiano, però, per loro la situazione non migliora.

«I tempi sono troppo lunghi, non voglio fare polemica ma va detto. Un richiedente che fa domanda viene ascoltato con tranquillità dalla commissione, che a volte rilascia il permesso oppure no. Poi c’è la possibilità di effettuare il ricorso, e i tempi si allungano ancora».



Vi è poi un altro fattore rilevante. Ossia che, in sostanza, un questore non ha praticamente potere decisionale nel decidere se una domanda sia legittima o meno. Un filtro iniziale che, secondo Sbordone, sarebbe invece utile: «Allo stato attuale, se una persona si presenta in questura e afferma di essere perseguitato nel suo Paese non possiamo far altro che rimandarlo alla commissione. Un questore, ad esempio, non può decidere di rimandarlo indietro se ritiene che stia raccontando il falso».



Ma allora cosa servirebbe per rendere più efficiente il sistema italiano dell’accoglienza? «Premesso che il mio ruolo non è quello del politico – aggiunge il questore – sicuramente le commissioni devono decidere più in fretta, ci vorrebbe maggiore velocità. E poi dei percorsi per cui le persone non vengono perse, una rete sociale e di sicurezza che ci aiuti a seguirle prima e dopo l’iter di accoglienza. Ma le carenze sono anche nostre, non voglio dire il contrario, che a volte non abbiamo le capacità per poter seguire sempre tutti».



Come già fatto il giorno del fermo, Sbordone ha infine voluto ringraziare e rivolgere un pensiero alla giovane reggiana violentata e alla sua famiglia. «Quello che ci ha soddisfatto di più – conclude il questore reggiano – è che abbiamo contribuito affinché si possa rimarginare più in fretta la ferita nella comunità. Quella della ragazza, invece, è un altro discorso. Ma lei e la sua famiglia si sono dimostrati forti, persone che reagiscono bene, intelligenti e collaborativi. La cattura dello stupratore ha aiutato, se fosse stato ancora in giro ci sarebbe potuta essere una psicosi collettiva e anche la ragazza avrebbe vissuto con la paura di trovarselo davanti». —



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