Le ucraine: «Condanna netta ma Salvini ha bollato un Paese»
LE DONNEREGGIO EMILIA. «Con dolore e sgomento abbiamo accolto la notizia dell’arresto di un nostro connazionale per sospetto stupro. Esprimiamo solidarietà alla ragazza e condanniamo con forza l’accad...
LE DONNE
REGGIO EMILIA. «Con dolore e sgomento abbiamo accolto la notizia dell’arresto di un nostro connazionale per sospetto stupro. Esprimiamo solidarietà alla ragazza e condanniamo con forza l’accaduto: quest’uomo ha una responsabilità personale e dovrà risponderne». La presa di distanza arriva dall’Associazione dei Volontari Ucraini in Italia sezione di Reggio Emilia, una delle associazioni (non l’unica) presenti in provincia con la finalità di dare supporto ai connazionali per le pratiche burocratiche.
Questa associazione ha una particolarità: è formata quasi esclusivamente da donne impegnate nel volontariato. «Per questo motivo l’episodio di violenza ci ha particolarmente colpito – spiega Diana Bota, 23 anni –. Io stessa sono quasi coetanea della vittima. Ne abbiamo parlato tra noi donne e abbiamo sentito il bisogno di esprimere solidarietà femminile alla vittima e alla sua famiglia», con un post su Facebook all’insegna del motto «nessuno deve subire violenza».
Anche tra la comunità ucraina – che nella sola città di Reggio conta circa duemila componenti, una chiesa greco ortodossa (San Giorgio) e altre tre chiese ortodosse – è serpeggiato lo sdegno.
«Non conosciamo l’arrestato – prosegue Diana Bota –. Vogliamo però sottolineare che un tale comportamento non appartiene alla comunità ucraina di Reggio Emilia, che si contraddistingue per operosità, cultura del lavoro e rispetto delle regole».
Alla domanda se pensano che il 25enne sia un uomo che viveva ai margini, la madre di Diana, Antonina Bota, replica: «Tutti quelli che delinquono sono marginali rispetto a chi vive in modo lecito».
Antonina non risparmia una frecciata all’indirizzo del Ministro dell’Interno Matteo Salvini e del suo annuncio via social sulla cattura del “richiedente asilo”. «Non vogliamo che scatti lo stigma nei confronti degli ucraini. Non vogliamo che si banalizzi con l’etichetta “richiedente asilo”: così si bolla un’intera nazione». Antonia spiega com’è cambiata l’emigrazione dall’ex satellite russo: «Io sono arrivata a Reggio nel 2002, ma negli ultimi anni, a partire dal 2014, si è verificata una seconda ondata di emigrazione dall’Ucraina, dettata non più dalla bancarotta economica ma dal quadro geopolitico: la guerra. Nel nostro paese vige la leva obbligatoria: tutti gli uomini dai 18 ai 45 anni sono chiamati alle armi per anni. Reggio è piena di donne che hanno avuto almeno un lutto in famiglia: c’è chi ha perso il figlio o il marito. Chi può scappa, per non morire in guerra. E notiamo che non è facile per questi uomini che fuggono, e che si sentono braccati, inserirsi nella società: si isolano, hanno paura di essere notati».
Madre e figlia concludono con un augurio: «Speriamo che questo bruttissimo episodio sia l’occasione per conoscerci meglio». —
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