«Aiutarli a casa loro. Ecco il mio viaggio nel campo profughi al confine siriano»
Il consigliere Pd Dario De Lucia a Kilis con l’associazione Time4Life. Ha portato alle famiglie 150 chili di aiuti raccolti dai reggiani
Il consigliere Pd Dario De Lucia a Kilis con l’associazione Time4Life. Ha portato alle famiglie 150 chili di aiuti raccolti dai reggiani. Riproponiamo di seguito il suo reportage.
Kilis è una città turca che dista qualche chilometro dal confine siriano, esattamente 1 ora e 30 minuti di auto da Aleppo e dalla città indipendente curda di Rovaja. Questa città di confine ha 80.000 abitanti e oltre 140.000 profughi siriani. La Siria infatti vive nella guerra civile da sei anni.
La situazione è quanto mai complicata e i fronti sono molteplici: l’esercito regolare di Bashar al-Assad, le forze di opposizione, i combattenti curdi, ma anche le frange estremiste di Al Nusra e Isis. Poi ci sono gli appoggi palesi o meno di Russia, America, Israele, Arabia Saudita, Qatar, Regno Unito, Francia, Iran… ognuno ha una figurina e una parte in questo conflitto. Una piccola guerra non tanto fredda che dura da sei anni. E proprio Kilis è una tappa obbligata di questo scenario per centinaia di migliaia di siriani che decidono di lasciare la guerra e la miseria passando per la Turchia.
Andando su una collina è possibile vedere la bandiera gigante della Turchia che segna il confine, quella stessa bandiera che nel 2016 era dell’Isis e da cui partivano i lanci di razzi che causarono decine di morti e ancora oggi lasciano il segno nelle case del centro storico della città. Poco distante in territorio siriano una tendopoli in mezzo alla sabbia, casa di 500.000 persone. Chi da questo fazzoletto di terra – che ospita tante persone come l’intera provincia di Reggio – riesce ad arrivare in Turchia inizia una nuova storia che potrà proseguire con la rotta dei balcani oppure fermandosi qui aspettando che la guerra termini per poi tornare a casa.
Io e Federica, la mia compagna, abbiamo deciso di partire per dare un contributo reale e abbiamo provato a farlo in maniera corale, coinvolgendo quante più persone possibili: abbiamo portato oltre 150 chili di aiuti dei reggiani alle famiglie siriane del posto, seguite della Fondazione umanitaria Time4Life International di Modena. Questi donatori meritano un ringraziamento: non avete idea di cosa comporti per chi non ha nulla ricevere cibo, giochi e vestiti. Time segue 250 famiglie con aiuti alimentari, alla casa e all’istruzione dei bambini. Nei giorni di attività abbiamo distribuito i pacchi alimentari a chi sopravvive in città e anche nei campi irregolari di chi ha varcato il confine di nascosto. Questo è anche il pretesto che ha l’associazione per vedere lo stato di salute dei bambini e la situazione famigliare. Quello che ho visto e vissuto voglio raccontarlo attraverso storie di persone diverse tra loro. Per tutelare la loro identità userò nomi di fantasia (Arturo, Fareeda e Adeela), ma le storie sono tutte purtroppo vere.
Arturo ha quasi 50 anni e tre figli, è turco, benestante, parla correttamente l’arabo e l’italiano, da 6 anni dopo il lavoro si occupa di supportare tutti i giorni le famiglie che Time4Life segue, quando partecipi alle missioni è lui che ti ospita a casa sua ed è sua moglie che ti cucina i pasti.
Perché lo fa? Perché il week-end non sta con i suoi figli ma fa avanti e indietro dal supermercato e della farmacia per i bambini siriani che vivono a Kilis? Arturo è stato clandestino in Italia negli anni 90 e ha girato il Paese facendo diversi lavori fino a stabilizzarsi e diventare regolare, una volta tornato e una volta che la guerra siriana è iniziata ha deciso di organizzare gli aiuti rischiando lui stesso, portando materiali anche nei campi in Siria e andando dalle famiglie anche quando l’Isis bombardava Kilis (ancora oggi si vedono i segni dei razzi sulle case).
Arturo è quello che alcuni in Italia bollerebbero come un “buonista”, parola che in Turchia non esiste e anzi è tenuto in grande considerazione dalla comunità per l’attività umanitaria che svolge. E lui ogni giorno sorride, segna e annota tutto sul suo quaderno mentre il telefono suona continuamente per richieste di aiuto di ogni genere e sorride ancora di più quando i bambini rincorrono il suo furgone e lo salutano per le strade della città. Ci porta a pulire, stuccare e imbiancare una piccola casa nel centro di Kilis. Questa casa rappresenta la speranza e il riscatto di Fareeda che ora vive in un casa senza il tetto poco distante con il suo bambino, la mamma, due sorelle (quando intendo casa intendo un riparo abbandonato con quattro mura senza acqua, luce, servizi).
Fareeda è stata una schiava dell’Isis, è stata trovata in fin di vita in un campo a 17 anni incinta di un bambino che ha voluto tenere. Le mani ansiose e i movimenti continui e veloci della testa nei momenti di pausa mentre parla fanno capire che a distanza di anni – ora ha 21 anni – sarà dura dimenticare il rapimento, gli stupri e le violenze subite ma ha lo spirito ancora forte. La voglia di ricominciare da quella piccola casa di 45 metri quadri e due stanze che abbiamo preparato per le lei e il suo bambino, una casa che vuol dire per lei indipendenza e la possibilità di trovare un compagno.
Adeela ricorda la ragazza della foto “Ragazza Afgana” di Steve McCurry. Ha 10 anni, la più grande di nove fratelli che lei accudisce e si sente già donna tanto che indossa un pezzo di stoffa a mo’ di hijab. Si sente grande tanto che mentre distribuivamo i giochi ai suoi fratelli e sorelle lei organizzava la consegna e dava quel che riceveva alle più piccole.
Ha avuto la possibilità di scuola ma ha rifiutato perché nella fattoria, che in realtà è una specie di allevamento di polli fuori Kilis dove la famiglia ha una stanza e una lamiera come cucina, c’è molto da fare e poi perché si sente orgogliosa e non vuole tornare a studiare nella scuola turca dalla prima elementare, lei che è già grande.
“A casa loro”, il mantra che sentiamo da anni cozza contro la realtà della cose, ora più che mai è importante aiutare, conoscere e far conoscere le situazioni difficili da cui provengono i migranti. Io e Federica abbiamo deciso di adottare un neonato e la sua famiglia per assicurargli almeno due pasti al giorno e di convincere Adeela a iniziare la scuola, il tutto ci costerà poco più di 30 euro al mese. Torneremo ancora sul confine siriano, se anche voi volete fare questo viaggio umanitario o contribuire ai pacchi alimentari per i bambini siriani potete contattare Time4Life tramite il sito www.time4life.it.
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