Roberto Orosei, lo scienziato reggiano che ha scoperto il lago salato su Marte
È di Fogliano il principale artefice dell’epocale ricerca astrofisica : «Tutto è cominciato alla Panizzi e allo Spallanzani»
REGGIO EMILIA. È reggiano il principale artefice della scoperta di un lago salato sotto la superficie di Marte, che ha avuto una grande risonanza in tutto il mondo. Roberto Orosei, il coordinatore dell’équipe italiana che ha brillantemente condotto a termine la ricerca spaziale, è nato a San Prospero Strinati cinquant'anni fa e risiede a Fogliano.
Il cognome non è reggiano, ma la sua famiglia è qui da quattro o cinque generazioni. Ieri l'abbiamo raggiunto telefonicamente nella sua abitazione, dove continuava a rispondere, perlopiù in inglese, alle chiamate che lo tempestavano dall'estero e dall’Italia.
La nostra città, che ha dato i natali al grande astronomo Angelo Secchi, ha contribuito a destare in lei la vocazione dell'astrofisica?
«La mia passione per gli astri è nata durante l'infanzia. Ho incominciato a coltivarla con le letture. Alla biblioteca Panizzi prendevo in prestito quattro libri al mese. Prediligevo quelli sui voli spaziali e la fantascienza. Al liceo scientifico Spallanzani ho approfondito questo interesse grazie al mio professore di matematica e fisica, Giuseppe Uberti. Inoltre ero in contatto con il gruppo astrofilo di Castelnovo Sotto».
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E la formazione universitaria?
«Ho frequentato a Bologna il corso di astronomia, ma ho maturato la formazione preparando una impegnativa tesi di laurea a Roma, all’università La Sapienza. Là ho incominciato l’attività di ricerca, dopo la laurea conseguita nel 1992. Dal 1994 al 1996 ho continuato in Olanda. Poi ho conseguito il dottorato di ricerca in ingegneria spaziale alla Sapienza sotto la guida di Giovanni Picardi, l’ideatore del radar Marsis impiegato nell'attuale missione».
La sua attività la tiene lontana da Reggio?
«Ho lavorato a lungo a Roma all’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf). Da diversi anni sono all’Inaf di Bologna, che raggiungo dalla mia abitazione di Fogliano. I miei due figli di 14 e 19 anni risiedono e studiano a Roma. Nonostante gli impegni, mantengo i contatti con Reggio. Più volte sono stato invitato a tenere conferenze nei licei e presso le associazioni culturali».
In quale direzione è orientato il suo lavoro?
«Da tempo sono assorbito completamente dalla missione della sonda Mars Express. Dopo il lancio avvenuto nel 2003, si è esitato a lungo a mettere in funzione il radar Marsis, poiché si temeva che l’apertura delle sue lunghe antenne danneggiasse la sonda. Solo nel 2005 è iniziata l’esplorazione. Dal 2008 ho preso in mano la guida della ricerca, dal momento che Picardi era stato colpito dalla malattia che lo ha portato alla morte nel 2015. L’Inaf di Bologna ha a disposizione un radiotelescopio a Medicina, nella campagna bolognese. A noi spetta raccogliere ed elaborare i dati che ci pervengono. Quelli più utili per la ricerca li abbiamo acquisiti dal 2012, dopo la modifica del computer di bordo».
Quale eco ha avuto la vostra scoperta?
«La rivista Science l’ha annunciata con l’articolo pubblicato mercoledì. Fin da domenica, però, aveva anticipato la notizia ai giornali con l’impegno di non rivelarla prima della pubblicazione. Da allora, quindi, sono stato tempestato di telefonate da tutto il mondo, soprattutto dai paesi anglosassoni, ma anche dalla Spagna e dall'America Latina, meno dalla Francia».
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