Gazzetta di Reggio

Reggio

Reggio Emilia, stupro al campo da baseball: l'impronta del violentatore sul telefono della ragazza

Ambra Prati
Reggio Emilia, stupro al campo da baseball: l'impronta del violentatore sul telefono della ragazza

Ad incastrarlo, oltre alla testimonianza chiave della ragazza, c’è un’impronta digitale, visibile ad occhio nudo, coincidente con il pollice destro dell’uomo, rimasta sullo schermo del cellulare della ragazza

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Ad incastrarlo, oltre alla testimonianza chiave della ragazza, c’è un’impronta digitale: un dermatoglifo (l’alternarsi di creste e solchi sui polpastrelli) visibile ad occhio nudo, coincidente con il pollice destro dell’uomo, rimasto sullo schermo del cellulare della ragazza, che il violentatore le ha strappato all’inizio della lotta per impedirle di chiamare aiuto.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.17102184:Video:https://video.gelocal.it/gazzettadireggio/locale/reggio-emilia-parla-la-mamma-della-ragazza-stuprata-piangeva-era-piena-di-sangue/99450/99937]]

Quell’impronta incastra Myroslav Prayzner, l’ucraino di 25 anni accusato di essere l’autore dello stupro di domenica in via Petit Bon. Nel frattempo ieri il gip Giovanni Ghini ne ha convalidato il fermo e disposto la custodia cautelare in carcere per il delitto di violenza sessuale, nel giorno della passeggiata di solidarietà sul luogo dell’agguato.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.17093205:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2018/07/25/news/reggio-emilia-parla-l-ucraino-accusato-di-stupro-non-ricordo-ero-ubriaco-1.17093205]]

La vicenda è quella della reggiana 24enne che, durante una passeggiata solitaria e abituale dietro al campo da baseball a poca distanza da casa sua, domenica alle 20.30 è stata aggredita alle spalle, trascinata nel campo adiacente la stretta strada, picchiata, stuprata e lasciata sanguinante e piangente.

Grazie a una concitata indagine lampo, basata sulle indicazioni della vittima (che ha visto in faccia l’uomo, ne ha descritto la cicatrice sulla fronte) e grazie al ritrovamento della maglietta di una ditta dove lui lavorava, nel giro di 36 ore la Squadra Mobile della polizia è riuscita a risalire all’ucraino, che dormiva in una giaciglio nascosto sotto gli alberi nel quadrato verde tra via Petit Bon, via Monte Cervino e via Pestalozzi.

Identificato lunedì sera, il 25enne è stato sottoposto a fermo per indiziato di delitto per violenza sessuale martedì mattina. E agli indizi già raccolti, ora si aggiunta una ulteriore prova: l’impronta digitale rimasta sul telefonino della vittima, che l’aggressore le ha strappato di mano per poi disfarsene in mezzo all’erba.

Un errore fatale, quello dello stupratore. Ad eseguire l’accertamento è stato il Gabinetto di polizia scientifica di Bologna, in particolare dall’Area Evidenziazione Impronte Latenti del laboratorio guidato dal direttore tecnico Marcello D’Elia.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.17102183:Video:https://video.gelocal.it/gazzettadireggio/locale/stupro-a-reggio-emilia-preso-dopo-36-ore-le-tappe-dell-arresto/99406/99893]]

«Un’impronta visibile ad occhio nudo, che i nostri esperti hanno notato subito: non capita spesso di trovare una traccia così nitida, su una superficie, la schermata video, dove qualsiasi segno rimane ben impresso – spiega Delfina Di Stefano, vice questore e dirigente della Scientifica –. Abbiamo subito paragonato l’impronta con quelle segnaletiche del fermato e l’attribuzione non ha lasciato dubbi».

Il cellulare della vittima è rimasto nelle mani della polizia, mentre, prosegue Di Stefano, «per le analisi del Dna la tempistica sarà più lunga perché gli accertamenti di tipo biologico vengono effettuati a Roma, ci vorranno giorni».

[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.17092730:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2018/07/25/news/reggio-emilia-le-36-ore-infinite-della-polizia-per-catturare-lo-stupratore-del-campo-da-baseball-1.17092730]]

Intanto “Miron” (con questo nome è conosciuto l’ucraino) resta detenuto al carcere della Pulce. Mercoledì, durante l’interrogatorio di garanzia alla presenza di un traduttore, ha dichiarato di non ricordarsi nulla di quella notte perché aveva bevuto parecchio e ha affermato di non avere alcun parente. Il gip si era riservato sulla misura cautelare: riserva sciolta ieri, con una custodia scontata.

Nel convalidare il fermo e nel disporre la custodia cautelare in carcere, il giudice ha ravvisato il pericolo di fuga: essendo il soggetto straniero, senza alcun legame con il territorio e senza fissa dimora, «allo stato non vi può essere una misura alternativa al carcere».

La motivazione è il rischio di irreperibilità, mentre nell’ordinanza non si fa cenno alle altre ipotesi che inducono alla detenzione (reiterazione del reato e inquinamento delle prove). Attualmente il 25enne ucraino è detenuto in isolamento, per la sua sicurezza. L’avvocato difensore Francesca Corsi non intende, per ora, ricorrere al Tribunale della Libertà.

 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google