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Capolarato e frode, il boss è un reggiano

Ambra Prati
Capolarato e frode, il boss è un reggiano

Dodici arresti nella maxi inchiesta della Finanza a Pavia. Il dominus era Giancarlo Bolondi, 62enne residente in Svizzera

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reggio emilia

All’apparenza era una rete di cooperative di logistica: ma la veste formale nascondeva un inferno per i lavoratori. Il “dominus” che muoveva i fili della tela è un imprenditore reggiano di 62 anni, Giancarlo Bolondi, originario di Castelnovo Monti, residente a Melide (Svizzera), ma domiciliato nel Milanese.

Secondo gli inquirenti era lui a capo di un sistema al centro non solo di una frode fiscale milionaria, ma di un metodo sistematico e ben rodato di sfruttamento dei lavoratori.



In totale, nell’inchiesta, dodici arresti, il sequestro di beni mobili ed immobili per 15 milioni di euro, 40 cooperative e 300 lavoratori coinvolti in tutta Italia (ma il numero è destinato a salire): sono solo alcuni dei numeri dell’Operazione Negotium, eseguita dalla Guardia di Finanza di Pavia ed estesa in Lombardia, Piemonte, Val d’Aosta, Emilia Romagna, Molise, Trentino, Veneto, Sardegna, Liguria, Toscana, Marche, Lazio, Campania, Calabria e Sicilia.

Gli accertamenti sono partiti ad inizio 2017 in seguito ad un articolo giornalistico de La Provincia Pavese che parlava di operai di cooperative pagati in valuta romena.

L’indagine ha fatto emergere un quadro sconcertante di sfruttamento del lavoro, oltre che una sequela di reati fiscali.

Secondo l’accusa l’organizzazione, che fa capo alla società Premium Net, avrebbe evaso l’Iva per 5 milioni e 800mila euro e non avrebbe versato contributi previdenziali per circa 10 milioni di euro, attraverso il meccanismo delle false compensazioni di imposta (Iva, Ires, Irap in realtà mai versate).



Bolondi è il legale rappresentante della Premium Net Scpa (società consortile che fornisce servizi come gestione di magazzini, imballaggio, allestimento, spedizioni, trasporto e call center), nonché amministratore di fatto di numerose coop fornitrici di mano d’opera. Secondo l’ordinanza, Bolondi ricopre il ruolo di capo, «indiscusso dominus all’interno del sodalizio criminale, in grado di impartire direttive decisionali e gestionali ad altri membri dell’associazione». Bolondi dà «ordini precisi ai sottoposti sulle modalità di gestione delle coop», decidendo in prima persona «le assunzioni, gli spostamenti del personale, i demansionamenti, i cambi di contratto, i compensi per il lavoro straordinario». Un accentratore, il reggiano, che ordina «ai singoli sodali di reperire lavoratori da inserire negli assetti delle cooperative», impartisce «direttive ai principali bracci operativi», tramite i professionisti di fiducia segue «la contabilità e l’amministrazione» e «le problematiche legali», si rapporta «con gli istituti di credito», «dispone di volta in volta quali coop devono uscire dai consorzi per essere sostituite da altre». Sempre secondo l’accusa Bolondi tesse rapporti anche «con i rappresentanti delle sigle sindacali, con i quali stabilisce una stretta sinergia riuscendo sistematicamente a sedare le proteste dei lavoratori negli appalti dislocati a livello nazionale». —



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