«Turni massacranti da 12 ore Chi si rifiutava andava a casa»
Gli inquirenti hanno raccolto le dichiarazioni di 300 addetti: donne senza maternità che chiedevano le ferie e agenzie interinali romene
reggio emilia. «Voglio collaborare, ma temo che mi lascino a casa. È già successo ad altri». È l’esordio di una delle prime addette, un’operaia straniera del reparto picking. Solo una delle quasi 300 dichiarazioni rilasciate dai dipendenti, con stipendi non oltre i mille euro.
«Nessuno ti impone di fare lo straordinario, ma se non lo fai c’è una elevata possibilità di essere lasciati a casa. E io ho due figlie da mantenere. Ogni turno dura in media 12 ore. Ci sono dei miei colleghi che sono stati fati ruotare su varie cooperative, poi passati sotto agenzia interinale e lasciati a casa – ha continuato la donna –. Tutti i miei colleghi, quando sono stati intervistati da voi, hanno detto bugie per paura di perdere il lavoro».
Intimidazioni, minacce, ritmi di lavoro impossibili, straordinari e ferie non retribuite. Nemmeno la gravidanza era protetta: emblematico il caso di una donna incinta che, non potendo ottenere la maternità, ha chiesto le ferie ma si è sentita rispondere che se non si fosse presentata al lavoro al suo ritorno sarebbe stata destinata e servizi molto pesanti.
È il caporalato del Duemila, che «non avviene la mattina presto nelle piazze, come in altre zone d’Italia» ma «a chiamata, la sera prima, dai datori di lavoro». Pur di lavorare, capitava che ai lavoratori non italiani fosse richiesta di dover fare una carta d’identità romena. Continua la prima operaia: «Ha iniziato a circolare la voce che l’agenzia costava troppo e che sarebbe subentrata un’agenzia interinale romena per abbattere i costi. Ci pagavano pure in soldi romeni». —
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