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Aemilia, la Camera penale «Ci faremo ancora sentire»

Ambra Prati
Aemilia, la Camera penale «Ci faremo ancora sentire»

I penalisti reggiani dopo la sentenza della Consulta sullo sciopero delle udienze  «Si è intervenuti a restringere significativamente il nostro diritto di protestare»

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REGGIO EMILIA. «Prendiamo atto che si è intervenuti a restringere significativamente il diritto dei penalisti di protestare. Di questo non possiamo in alcun modo essere contenti, specie in questo difficile momento storico; i penalisti dovranno far sentire la loro voce e non mancheranno di farlo». È la presa di posizione della Camera Penale di Reggio in merito alla sentenza della Corte Costituzionale.

il prologo. Secondo la Consulta, gli avvocati penalisti non potranno più scioperare quando si celebrano processi con imputati in custodia cautelare, anche nei casi in cui questi esprimono il loro consenso al rinvio dell'udienza. Il 23 maggio 2017 il collegio giudicante di Aemilia con un’ordinanza aveva detto “basta” alle udienze saltate per sciopero dei penalisti, motivando il perché ritenga illegittima l’astensione e chiamando in causa la Corte Costituzionale sull’interpretazione della norma. I penalisti, tramite ricorso in Cassazione, hanno poi vinto una battaglia. Ma venerdì la Consulta si è pronunciata, dichiarando «l'illegittimità costituzionale dell'art. 2-bis della legge 13 giugno 1990 numero 146 (norme sull'esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali e sulla salvaguardia dei diritti della persona costituzionalmente tutelati) nella parte in cui consente che il codice di autoregolamentazione delle astensioni dalle udienze degli avvocati interferisca con la disciplina della libertà personale dell'imputato». Una bocciatura per i penalisti, un via libera al presidente della corte Francesco Maria Caruso. La decisione della Corte si fonda sull'articolo 13 della Costituzione, in base al quale solo il legislatore può intervenire in una materia che incide sulla libertà personale e stabilire la durata della custodia cautelare. Archiviato così l’effetto più eclatante (che il maxiprocesso potesse tornare indietro di un anno), la sentenza ha attirato gli strali di Pecorella per le possibili conseguenze nazionali: «Non si capisce qual è il limite del diritto di astensione».

il documento dei reggiani. «Non discutiamo la decisione della Consulta dal punto di vista tecnico-giuridico. Né tantomeno vogliamo entrare nel merito delle sue eventuali ricadute sul processo Aemilia», è la premessa dell’avvocato Nicola Tria, presidente della Camera Penale reggiana. Tuttavia «prendiamo atto che si è intervenuti a restringere significativamente il diritto dei penalisti di protestare. Di questo non possiamo in alcun modo essere contenti, specie in questo difficile momento storico; i penalisti dovranno far sentire la loro voce e non mancheranno di farlo». Tria ricorda che «le nostre astensioni non hanno mai carattere “sindacale”, ma sono sempre finalizzate alla tutela dei diritti e delle garanzie dei cittadini, innanzitutto di quelli sottoposti a procedimento penale. Vogliamo dunque sperare che, per via normativa, si possa sostanzialmente ripristinare – al più presto – un assetto che era collaudato e fondato su un ragionato equilibrio (e imperniato, in particolare, sul consenso dell’imputato in custodia cautelare)». —

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