Gazzetta di Reggio

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la commemorazione alle ex officine 

Le lacrime di don Gaetano per l’eccidio delle Reggiane

LEONARDO GRILLI
Le lacrime di don Gaetano per l’eccidio delle Reggiane

Il decano dei sacerdoti, 99 anni ad agosto, ha celebrato la funzione ieri mattina «Siamo stati qui per 60 anni a lavorare, volevo esserci almeno un’ultima volta»

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REGGIO EMILIA. Novantanove anni fra poco più di due settimane, don Gaetano Incerti è da sempre una delle figure storiche del quartiere di Santa Croce. Decano dei sacerdoti reggiani, fu lui a svolgere il ruolo per sessant’anni di cappellano delle Officine Reggiane.

E ieri, in occasione della commemorazione dell’eccidio che avvenne proprio in quel luogo il 28 luglio 1943, ha voluto esserci. «Un’ultima volta», come ripete quasi per gioco ormai da anni. Una benedizione, la sua, commossa e sentita, che ha arricchito di ulteriore significato una delle celebrazioni più importanti per la storia di Reggio Emilia.

le parole del decano. «Il 12 agosto compio 99 anni – ha esordito il parroco – e il giorno dopo entro nel mio centesimo anno, ecco perché mi sono un po’ ridotto malamente, una volta correvo a fare queste cose. Però ho voluto presenziare questa ultima volta alla benedizione di questa lapide, che facciamo da 75 anni». Una continuità che, ha voluto sottolineare don Incerti, è un unicum a Reggio: «Nessuno in città ha un onore del genere, che i loro compagni ritornino dopo così tanto a dare una benedizione e una bella corona di alloro a questi martiri».

Ma la celebrazione, per il parroco, ha anche un significato più umano, più personale: «È un’occasione per salutare tutti coloro che con me sono stati per 60 anni dentro le officine, e diciamo, tra parentesi, che siamo stati bene. Nonostante le chiacchiere che c’erano, abbiamo lavorato bene».

i martiri del ’43. Antonio Artioli, Vincenzo Bellocchi, Nello Ferretti, Eugenio Fava, Armando Grisendi, Gino Menozzi, Osvaldo Notari, Domenica Secchi e Angelo Tanzi: questi i nomi delle vittime del governo Badoglio. I fatti risalgono al 28 luglio 1943, tre giorni dopo la caduta del fascismo.

Nonostante l’entrata in vigore di norme molto restrittive sull’ordine pubblico, che autorizzavano l’esercito e le forze dell’ordine anche a sparare contro ogni assembramento di manifestanti superiore alle tre persone, un corteo tentò di sfilare per le vie della città chiedendo la fine della guerra, chiedendo semplicemente la pace. Durante la manifestazione, ai cancelli delle Reggiane l’esercito, nel tentativo di interrompere la mobilitazione, aprì il fuoco sulla folla. Nove operai delle Officine, tra cui una donna incinta, Domenica Secchi, rimasero uccisi.

la commemorazione. Ieri mattina, ad ascoltare le parole di don Gaetano, erano presenti il Comune e la Provincia di Reggio Emilia, Cgil, Cisl, Uil, le associazioni partigiane Anpi, Alpi-Apc, Anppia, Istoreco, il Comitato ex operai e impiegati delle Reggiane e il Comitato democratico e costituzionale. Dopo la deposizione di un mazzo di fiori davanti al cancello di via Agosti, la commemorazione è quindi proseguita al Tecnopolo, dove è stata deposta una corona alla lapide che ricorda i caduti, alla presenza del vicesindaco di Reggio Matteo Sassi e del presidente della Provincia Giammaria Manghi, che hanno portato i saluti delle istituzioni. A intervenire anche Andrea Sirianni, della segreteria Ust-Cisl Emilia Centrale. —

LEONARDO GRILLI. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.

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