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«Rete di rapporti politici? Non era con noi sindaci»

Il presidente dell’Unione in consiglio parla dell’inchiesta sulla Municipale «Dai sindacati nessuna segnalazione, chi sapeva doveva denunciare»

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VAL D’ENZA. «Una rete di rapporti e relazioni politiche creata dall’ex comandante Fabbiani? Agiremo con i mezzi a disposizione in modo da poter accertare da chi fosse costituita questa rete e tutti gli eventuali soggetti coinvolti per avere la massima chiarezza. Se c’era una rete politica privilegiata, questa non era con noi sindaci».

LA LETTERA ANONIMA
È solo uno dei delicati passaggi toccati dal presidente dell’Unione Val d’Enza, il sindaco di Cavriago Paolo Burani, durante il consiglio dell’Unione stesso andato in scena venerdì sera e incentrato sullo scandalo degli ultimi giorni: l’arresto dell’ex vice comandante della polizia municipale Tito Fabbiani e l’indagine che lo coinvolge assieme alla compagna e collega Annalisa Pallai. Ancora una volta, ha ribadito che non sono pervenuti all’Unione comunicazioni ufficiali dalla procura sull’indagine, ma ha anche chiarito che alla fine di novembre del 2017 era pervenuta ai sindaci e indirizzata anche alla Procura «una lettera anonima». «Ci siamo confrontati con la comandante, su ciò che veniva affermato in merito alle modalità e ai comportamenti del vice comandante» ha spigato. Burani ha assicurato che c’è stata collaborazione con le indagini. . «Tuttavia non era giunta alcuna comunicazione in merito alle ipotesi di reato. Diffondere in quella fase informazioni in merito, come richiesto successivamente da alcuni consiglieri di opposizione, non era pertanto possibile e sarebbe inoltre stato inopportuno e controproducente» evidenzia. Le conseguenze però ci furono. Dal 29 aprile, i due vennero collocati a riposo. «Il 10 maggio sono pervenuti decreti prefettizi di divieto di detenzione armi a carico dei due dipendenti, a seguito del quale la comandante ha revocato ad entrambi l’arma d’ordinanza - puntualizza - e ha predisposto nei confronti di Fabbiani la revoca della nomina».

LICENZIAMENTO. Burani parla della volontà di «tutelare l’Ente e soprattutto i tanti operatori della polizia municipale: la loro immagine presso i cittadini rischia di essere ingiustamente e gravemente danneggiata. Gli atti cautelativi preventivamente adottati nei confronti dei due dipendenti andavano esattamente in questa direzione». E annuncia possibili ulteriori conseguenze: «Via via che il quadro probatorio si andrà completando, si potranno assumere anche provvedimenti di maggiore impatto, visto che per gli illeciti contestati, qualora confermati, il contratto di lavoro prevede le sanzioni più gravi, fino al licenziamento».

Tocca anche la querelle con i sindacati, ribadendo che «in alcuna seduta, abbiamo sentito parlare di mobbing, bossing o eventuali altre condotte illecite. La nota della Cisl , ha confermato tutto questo, citando documenti del 2013. Che peraltro non parlano di gravi problemi, ma si chiedeva all’ente “di interrogarsi seriamente sulle motivazioni” delle richieste di mobilità. Chiunque fosse stato al corrente di comportamenti illeciti avrebbe avuto il dovere di segnalarlo agli organi giudiziari».

Burani ha spiegato al consiglio dell’Unione che l’ex vice comandante nel marzo 2017 ha chiesto il nulla osta preventivo per la mobilità e che era stato concesso.

Quindi, il riferimento alla comandante Caggiati, che risulta anch’essa indagata nel procedimento: «Ha pienamente collaborato alle indagini; non sono pervenute all’ente atti che inducano ad assumere particolari provvedimenti e auspichiamo pertanto che possa proseguire a lavorare con serenità». —

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