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La storia di Emilia, l’ostetrica reggiana disoccupata perché non può essere vaccinata

Roberto Fontanili
Foto di repertorio
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Foto di repertorio

Emilia Bonacini, reggiana, 25enne, ha subìto da giovanissima un trapianto: «In regione non si può lavorare senza vaccinazioni» 

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REGGIO EMILIA. «Io non rifiuto la vaccinazione per convinzioni personali, ma semplicemente perché non posso sul piano sanitario. La mia scelta oggi è tra fare il vaccino e lavorare o salvaguardare il mio fegato. Ma il mio sogno resta quello di fare l’ostetrica».

Da giovanissima ha dovuto sottoporsi a un trapianto di fegato. Ora è laureata in Ostetricia, ma in Emilia–Romagna non può esercitare la professione che ha scelto e voluto perché non può vaccinarsi contro il morbillo. A creare questa situazione di impasse la delibera della giunta regionale numero 351 del 12 marzo scorso, che fissa le norme per il rilascio dell’idoneità degli operatori sanitari.

Pochi giorni fa Emilia Bonacini, che è nata nel 1993 a Montecchio e risiede a Reggio, ha compiuto 25 anni. E come regalo avrebbe voluto il via libera dalla Regione per partecipare ai concorsi e veder cancellata l’inidoneità che le impedisce di lavorare negli ospedali della nostra regione, mentre può farlo in Veneto o in Lombardia, così come in molte altre regioni italiane.

Non è andata così: anche l’incontro avuto qualche giorno fa in Regione con il funzionario che ha materialmente steso la delibera, infatti, non ha sbloccato la situazione. È la stessa Emilia a raccontarci la sua storia: un diploma al liceo linguistico e una laurea in Ostetricia conseguita all’Università di Modena e Reggio nel novembre 2016 .

«È un anno e mezzo – racconta – che faccio concorsi e nel maggio scorso sono stata contattata anche da un’Agenzia di lavoro interinale, che mi ha proposto un contratto di quattro mesi per sostituzioni per ferie al Policlinico di Modena. Ho dovuto rifiutare perché nessuna struttura sanitaria in regione mi riconosce l’idoneità necessaria».

La sua è una vicenda che parte da lontano.

«Sono nata con una malattia genetica. E a sei anni nel 2000 ho subito un primo trapianto di fegato a Bergamo. Sono stata bene fino al 2004, poi una serie di esami sballati ha evidenziato un nuovo problema. Nonostante i nuovi farmaci, nel 2004 ho subito un altro trapianto e per fortuna da allora non ho avuto alcun problema particolare. Adesso sono seguita dai medici del Policlinico di Modena, dove ho anche studiato. Oggi, però, dopo aver fatto volontariato per diversi mesi all’ospedale Santa Maria Nuova e senza aver trovato alcun problema, non posso ottenere l’idoneità per partecipare in regione ai concorsi per l’assunzione come ostetrica».

In questi anni qualcuno le ha mai anticipato i problemi che avrebbe potuto incontrare?

«Nessuno tra i miei professori di Ostetricia mi ha detto che non avrei potuto esercitare la mia professione. Mi hanno detto di stare attenta, in quanto non posso fare alcune vaccinazioni. Il problema è sorto perché non sono coperta contro il morbillo. Ho fatto solo la prima vaccinazione nel 1994, poi non ho potuto fare il richiamo perché nel frattempo mi sono sottoposta a trapianto. Nessuno ci ha fatto caso, anche perché allora non esisteva obbligatorietà. È dal marzo di quest’anno che le vaccinazioni per il personale sanitario, sulla base di una delibera di giunta, sono obbligatorie».

Ha mai pensato a rinunciare e intraprendere un’altra professione?

«No. Spero di fare il lavoro per cui ho studiato e che mi piace, anche se ho messo in conto di dovermi spostare fuori regione. Non posso lavorare in Emilia, dove sono in graduatoria a Ferrara e Sassuolo e, a breve, avrò un colloquio a Cesena. Tra qualche giorno poi parteciperò a un concorso a Vicenza, dove invece questo problema non esiste».

Nel frattempo cosa ha fatto per sbloccare la situazione?

«Lunedì scorso ho avuto un incontro in Regione con la funzionaria che ha materialmente scritto la delibera, ma non siamo approdati a nulla perché la mia situazione è diversa da quelle previste, come ha riconosciuto la stessa funzionaria che mi ha anche detto che la mia situazione probabilmente è stata sottovalutata dai miei professori. Ma la delibera che mi impedisce di lavorare è del 2018. Io non rifiuto la vaccinazione per convinzioni personali, ma semplicemente perché non posso sul piano sanitario».

Se si vaccinasse contro il morbillo cosa le accadrebbe?

«Il vaccino svilupperebbe nel mio corpo una risposta immunitaria che non sarei in grado di reggere con i farmaci che sto assumendo. Per questo il mio caso non è uguale a quello di un’altra collega ostetrica che, lo scorso anno a Reggio, si è rifiutata di fare le vaccinazioni e per questo non ha ricevuto l’idoneità a esercitare la professione. La mia scelta oggi è tra fare il vaccino e lavorare o salvaguardare il mio fegato».

Pensa che la sua sia una battaglia contro i mulini a vento o sta pensando di fare ricorso?

«Stiamo valutando cosa fare assieme alla mia famiglia, che mi sostiene. Ma non è stato nemmeno facile trovare un avvocato che ci assista. Siamo stati rimbalzati da un avvocato all’altro, poi abbiamo trovato l’avvocato Marcello Coffrini. La delibera regionale è un atto amministrativo e non una legge regionale, per cui l’avvocato ha detto che ci sono sei mesi di tempo per fare ricorso. Nella delibera regionale sono previsti due casi specifici: l’allontanamento dal posto di lavoro in caso di rifiuto, mentre per chi non può sottoporsi a vaccinazione per un periodo limitato di tempo, è previsto un lavoro diverso. Io invece sono in una zona grigia. Non mi rifiuto, ma non posso farlo. Nei giorni scorsi ho anche presentato ricorso contro il Policlinico di Modena per la loro dichiarazione di inidoneità permanente a fare l’ostetrica. Poi vedremo».

Ha pensato a qualche alternativa professionale?

«Dopo la laurea ho fatto volontariato per 5-6 mesi nel nostro ospedale senza alcun problema e, nel frattempo, ho anche iniziato un master all’Università di Torino. È un corso di formazione sulla salute e l’equilibrio tra fattori biologici, ambiente sociale e stato psicologico delle persone. Ma il mio sogno resta quello di fare l’ostetrica». —


 

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