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dopo il referendum 

Acqua pubblica, riparte l’iter per creare la società mista

Enrico Lorenzo Tidona
Acqua pubblica, riparte l’iter per creare la società mista

Si chiamerà Arca: il 60% sarà in mano ai Comuni tramite il controllo di Agac  Il resto andrà a un privato che avrà un consigliere su tre nel cda: in pole c’è Iren

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Via libera alla società mista reggiana per gestire l’acqua pubblica. Si chiamerà Arca e il 60% sarà in mano ai Comuni tramite Agac Infrastrutture (a cui spettano due membri del cda), il 40% andrà tramite gara a un privato (con un membro nel cda) che dovrà costituire una società targata Reggio Emilia, con investimenti, laboratori e personale dedicato al nostro territorio. È l’ossatura del progetto di rafforzamento del controllo pubblico sul servizio idrico. Un compromesso rispetto alla totale ripublicizzazione chiesta dal comitato che aveva vinto il referendum. Per i sindaci è l’unica via per far funzionare l’ingranaggio senza creare un potenziale carrozzone pubblico con assunzioni e investimenti fuori portata.



Dopo anni di dibattiti e battaglie a suon di firme, i sindaci annunciano così l’avvio dell’iter per dare vita a una società mista a controllo pubblico ma che permetta ai privati di entrare e gestire il servizio e l’incasso delle tariffe, accollandosi però costi vari, manutenzioni e investimenti.

Un’alchimia complessa, con la quale la politica tenta di conciliare la ripublicizzazione e la convivenza con un grosso partner industriale, Iren in primis, che se vorrà essere della partita dovrà cedere un altro pezzetto di “sovranità” (ad oggi ha infatti in mano il 100% del sistema idrico) per mantenere un piede in un business profittevole.

Dovrà infatti fondare una società con base a Reggio.



I sindaci reggiani hanno annunciato quindi la nascita di Arca, Azienda Reggiana per la Cura dell’Acqua. Ieri, riuniti nel consiglio locale di Atersir, hanno approvato all’unanimità l’atto di indirizzo per l’affidamento del servizio idrico integrato. «La decisione è un passaggio fondamentale del percorso di confronto politico e sociale, avviatosi dal 2012» viene riportato nel documenti dei sindaci, e «arriva dopo quattro anni di un approfondito confronto, che ha coinvolto anche il Forum provinciale per l’Acqua» , finalizzato ad «aumentare il livello di territorialità e di controllo pubblico».



Come funzionerà il controllo pubblico è presto detto. Arca dovrà garantire un controllo sulle tariffe e sugli investimenti, rafforzando a livello locale i ruoli delle agenzie Atersir e Arera (Autorità di regolazione per energia reti e ambiente). I sindaci promettono una gestione autonoma ed efficiente, con uno «stretto rapporto che dovrà avere la gestione del servizio idrico con il territorio dato che la società mista opererà solo ed esclusivamente per i comuni della provincia di Reggio Emilia». Ciò che viene quindi definito «uno strumento per salvaguardare un importante del servizio del nostro territorio per i prossimi decenni» rivendicando inoltre «un servizio idrico di eccellenza, con una qualità dell'acqua tra le migliori in regione e un livello di perdite della rete tra le più basse d'Italia».



Le società private che potranno partecipare al bando pubblico sono sempre quelle e, si sa, hanno ormai confini ampi, come Iren, spalmata da Torino a Reggio. I sindaci impongono che restino a Reggio servizi quali la progettazione di reti e impianti, il laboratorio per l’analisi delle acque, la ricerca delle perdite, i servizi per l'utenza, il telecontrollo. —



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