Chiesto il carcere per Bedogni il gip concede i domiciliari
Attesa per gli interrogatori dopo le quattro misure Il giudice Ghini ha riqualificato la corruzione applicando la misura meno afflittiva
REGGIO EMILIA
Per la funzionaria della prefettura Sonia Bedogni e l’intermediario che pagava per velocizzare le pratiche, Isrlan Parvez, la procura di Reggio aveva chiesto che fossero disposti gli arresti in carcere.
Il gip Giovanni Ghini ha però riqualificato il reato di corruzione nella versione con minor gravità, disponendo così gli arresti domiciliari ma riconoscendo comunque la gravità degli indizi raccolti e i 15 casi finora accertati dalla Squadra mobile diretta dal dirigente Guglielmo Battisti nelle indagini affidate al sostituto procuratore Giacomo Forte.
«Per la Bedogni non sono bastate le lettere dell’alfabeto e il pericolo di recidiva è nelle cose» ha detto il gip alla lettura del dispositivo con il quale ha applicato le misure che hanno portato Sonia Bedogni all’arresto per corruzione (impropria e propria passiva). La donna, 60 anni, ora si trova confinata nella sua casa a Quattro Castella. Dai conti della funzionaria, il gip Giovanni Ghini ha disposto un sequestro preventivo di 116mila euro, confermando l’intero impianto accusatorio.
Irslan Parvez è considerato il secondo indagato in ordine di gravità per i casi rilevati in sede di indagine. Sette sono le corruzioni in serie a lui addebitate, altre cinque per l’altro indagato, Umar Parverz.
Ora, dopo le misure e gli invii dei sette avvisi di garanzia, ci saranno gli interrogatori di garanzia che avverranno sempre davanti al gip Ghini in tribunale a Reggio . —
Enrico Lorenzo Tidona
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