Mazzette in prefettura, la rabbia del prefetto: «Sono allibita, per adesso è stata sospesa»
L’arrestata era già stata rimossa dall’incarico a maggio di quest’anno
REGGIO EMILIA. «È un fatto molto grave, sono allibita. Danneggia tutti i colleghi che invece lavorano tanto, e bene». Il prefetto, Maria Grazia Forte, ha scoperto le indagini in corso sulla sua funzionaria solo ieri mattina, quando per Sonia Bedogni sono scattati gli arresti domiciliari. Una notizia che ha lasciato la Forte sorpresa e arrabbiata.
«Per adesso è stata sospesa dal lavoro in attesa della definizione del procedimento – spiega il prefetto – e stiamo dando la massima collaborazione. Siamo a disposizione degli organi inquirenti e aspettiamo le definizioni delle responsabilità personali. Personalmente sono allibita, il suo comportamento danneggia chi in Prefettura lavora tutti i giorni correttamente, e secondo le regole. È una macchia su tutta la struttura, lavoreremo ancor di più per confermare quello che è il nostro ruolo. Quello che è certo, però, è che una singola persona non può scardinare l’importanza e la professionalità di un’istituzione».
Da maggio, la Bedogni era stata spostata dall’Ufficio cittadinanze e destinata ad un altro incarico. Un provvedimento che, come spiega la stessa Forte, è stato adottato non a causa delle indagini (di cui il prefetto non era a conoscenza) ma come buona prassi proprio per evitare episodi di corruzione.
«Da quando mi sono insediata circa un anno e mezzo fa – spiega – ho iniziato a utilizzare strumenti per garantire trasparenza e combattere la corruzione. Ho avviato una rotazione del personale a tutti i livelli, ovviamente in modo graduale: anche la Bedogni è rientrata in questo meccanismo ed è stata spostata. Non è la prima e non sarà certo l’ultima. Dopo un certo numero di anni le persone, anche le più capaci, devono cambiare ruolo».
Che la dirigenza di Maria Grazia Forte fosse indigesta alla Bedogni è stato confermato anche in fase investigativa. Nelle intercettazioni, infatti, sono state registrate frasi di disappunto della funzionaria rivolte verso il Prefetto. «L’arrestata – spiega il dirigente della Mobile, Guglielmo Battisti – si lamentava della rigidità del prefetto e del fatto che volesse che fosse seguita la linea temporale necessaria per le pratiche di cittadinanza. Linea temporale che invece l’indagata era in grado di bypassare almeno fino a maggio, quando è stata trasferita ad altro incarico».
Come spiegano i titolari dell’inchiesta, è probabile che questo sistema di mazzette non riguardasse solo i quattro indagati. Per questo, prosegue Battisti, «continueremo a scavare per cercare di capire se ci siano responsabilità anche di altre persone».
Particolarmente difficile, in particolare, sarà accertare il grado di conoscenza dei corruttori, ovvero coloro che pagavano per ottenere la cittadinanza. Se sapessero, cioè, di corrompere una funzionaria della Prefettura o se seguissero semplicemente le indicazioni degli intermediari».
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