Mazzette in Prefettura, arrestata la funzionaria delle cittadinanze veloci
Ai domiciliari Sonia Bedogni, accelerava le pratiche in cambio di somme di denaro. Misure cautelari per altre tre persone: una donna e due fratelli titolari d’agenzia
REGGIO EMILIA. Un sistema corruttivo consolidato da anni, annidato come un cancro all’interno della Prefettura di Reggio Emilia, che sfruttava potere, burocrazia e paura per arricchirsi sempre di più. Le tempistiche per diventare cittadino italiano sono troppo lunghe? Non preoccuparti, basta pagare qualcosa in più e tutto diventa possibile.
Questo, secondo quanto scoperto dagli inquirenti reggiani, è quanto prometteva – e faceva – la dipendente della Prefettura Sonia Bedogni, 60 anni, fino a maggio funzionaria dell’Ufficio cittadinanze. Una rete di corruzione che sfruttava la complicità di almeno altre tre persone.
Due fratelli pakistani, titolari di un’agenzia pratiche stranieri con sede legale a Reggio Emilia ma con gli uffici in centro a Guastalla, e una donna italiana di origini marocchine che offriva assistenza amministrativa agli stranieri e lavorava in proprio, appoggiandosi allo studio di un legale di Reggio risultato estraneo alla vicenda.
Tutti e quattro, da ieri mattina, sono indagati. La funzionaria, sottoposta agli arresti domiciliari proprio mentre stava per partire per le vacanze, allo stato attuale è accusata di corruzione impropria e propria passiva. Gli altri, i connettori fra corruttori e corrotta, devono invece rispondere di intermediazione nella corruzione.
I due fratelli pakistani, Umar e Irslan Parvez, sono stati sottoposti ai domiciliari (anche se il primo è irreperibile perché tornato nel suo Paese di origine) mentre la donna, Amina Doulali, ha avuto l’obbligo di firma viste le poche “transazioni” documentate fra lei e la Bedogni.
Gli arresti e le perquisizioni di ieri mattina sono solo la punta dell’iceberg, la conclusione di un’indagine che dura da tre anni. La squadra Mobile di Reggio Emilia, coordinata dal dirigente Guglielmo Battisti, e il pm Giacomo Forte, hanno iniziato a investigare già dal 2016. Da quando, cioè, in questura erano arrivate delle segnalazioni anonime che denunciavano delle non meglio precisate irregolarità all’interno degli uffici della Prefettura preposti al rilascio della cittadinanza.
Da lì sono cominciate le indagini vere e proprie. Fondamentali, come ha spiegato ieri il pm Forte, sono state le telecamere nascoste che gli investigatori hanno piazzato all’interno dell’ufficio della Bedogni: «Abbiamo iniziato con l’acquisire i primi elementi sul pagamento di denaro all’interno della Prefettura, ma la vera svolta c’è stata quando si è riusciti ad ottenere le intercettazioni audio-video dall’interno degli uffici. Siamo stati aiutati dalla tecnologia, che ci ha fornito immagini precise e puntuali sugli scambi di denaro. Finché, ieri, raccolti elementi sufficienti abbiamo deciso di intervenire con le misure cautelari».
In totale, dal 2016 ad oggi, gli inquirenti hanno raccolto le prove di una quindicina di episodi di corruzione per un totale di circa 35 richieste di cittadinanza accelerate dalla Bedogni. Di queste, solamente «due pratiche mancavano dei requisiti per ottenere la cittadinanza – prosegue il pm – ma sono state comunque approvate grazie a delle falsificazioni di alcuni documenti».
Insomma, un giro di affari illecito che andava avanti dal 2016 ma, secondo gli inquirenti, potrebbe affondare le sue radici almeno fino al 2014. Il metodo era semplice e, da quanto si può vedere nelle immagini registrate dalle telecamere, ormai automatico. Gli intermediari si presentavano nell’ufficio della Bedogni, mettevano i soldi all’interno della cartella con le pratiche e la consegnavano alla funzionaria. Quindi lei prendeva i documenti, sfilava il contante e lo nascondeva in un’agenda nel cassetto.
Per giustificare l’avanzamento delle richieste di cittadinanza rispetto alle altre, la donna raccomandava agli intermediari di presentare richiesta di sollecito. Al resto avrebbe pensato lei. Su quanto ammontassero le tariffe sono ancora in corso le indagini ma il gip, Giovanni Ghini, ha convalidato il sequestro preventivo di 116mila euro dal conto della 60enne. Cifra ritenuta provento dell’attività di corruttela.
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