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Nell’ex Tana dei lupi trent’anni dopo il sogno Dalla “piccola Svizzera” agli impianti fermi

ELISA PEDERZOLI
Nell’ex Tana dei lupi trent’anni dopo il sogno Dalla “piccola Svizzera” agli impianti fermi

l’inchiestaELISA PEDERZOLIEra il 2006 quando l’impianto di risalita Appenninia è stato acceso per l’ultima volta. Qualche anno prima, a chiudere i battenti fu l’albergo. Il glorioso Tana dei lupi,...

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l’inchiesta

ELISA PEDERZOLI

Era il 2006 quando l’impianto di risalita Appenninia è stato acceso per l’ultima volta. Qualche anno prima, a chiudere i battenti fu l’albergo. Il glorioso Tana dei lupi, che nell’ultimo pezzo della sua storia si chiamava Hotel Parco dei Principi. Tanti anni dopo, a passare da queste parti, sulla strada tra Civago e Piandelagotti, a chi non è stato testimone di quel tempo riesce difficile immaginare che quell’imponente edificio oggi in abbandono fosse meta di un turismo mai più visto in quelle dimensioni.

«Mi ricordo una sera nella taverna dell’hotel. C’era una ragazza brasiliana, 4 messicani, 6 neozelandesi, un malese. E poi venivano tanti inglesi». Graziano Gigli abita di fronte all’ex Tana dei lupi. Non è un “vicino di casa” a caso. C’era anche lui 50 anni fa tra gli abitanti di Civago che hanno creduto al sogno di trasformarla in una piccola località sciistica nel cuore dell’Appennino. È uno dei 13 maestri di sci nati e cresciuti a Civago. «Avevo 20 anni quando si parlava di far partire gli impianti dal centro. Ma lì, la neve non c’è. Meglio una zona più a Nord...». È il 1966 quando l’impianto Appenninia viene acceso, in località Casa dell’Abbate. All’inizio degli anni Ottanta tocca a quello di Giovarello, che porta a quota 1.600. Sono gli anni belli della Civago “piccola Svizzera”, come veniva chiamata al tempo. Anni in cui la Tana dei lupi da piccolo albergo a un piano diventa un edificio da 36 stanze. Intorno, 5 piste da sci. «All’inizio, c’eravamo io, mio cugino Valentino Gigli, Marcellino Marchi, che poi è stato insegnante del campione Giuliano Razzoli e tanti altri. In quegli anni, anche l’allora sindaco Bargiacchi si muove per ottenere un contributo regionale», racconta Gigli sfogliando le pagine dei suoi ricordi. È l’inizio di un sogno che si avvera, anche e soprattutto per la volontà della gente. «Sono gli anni del boom economico, ci sono le auto, ci si può spostare. E poi le nostre piste erano belle, di media difficoltà. Si facevano le gare», racconta per spiegare come è stato tutto possibile. Alla fine degli anni Settanta arriva l’imprenditore Valerio Maffei da Sassuolo. Saranno gli ultimi dieci anni “ruggenti” della Tana dei lupi, con la Reggiana che viene in ritiro.



Perché poi le cose cambiano. «Nevicava sempre meno...». E Maffei cade in disgrazia. Con lui l’albergo chiude a metà anni Novanta per riaprire qualche anno dopo, ma le proprietà e le gestioni che si alterneranno avranno breve respiro. Gli abitanti di Civago ci credono, e con un Consorzio presieduto da Sergio Fiorini, che unisce imprenditori e gente del posto, si riesce a tenere aperti gli impianti sino al 2006. Poi, tutto si spegne. È un fermo immagine, quello che resta: i vecchi cartelli, i piloni degli impianti ormai inghiottiti dalla vegetazione. «Però sono stati anni bellissimi. Ci prendevamo cura noi delle piste. Non mi pento di niente» assicura Gigli, dalla sua casa che guarda a quel tempo che fu. —



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