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la delibera sui cari estinti 

«Giusto che i parenti paghino per la vestizione del defunto»

Luciano Salsi
«Giusto che i parenti paghino per la vestizione del defunto»

Gianni Gibellini, presidente nazionale di Efi, commenta la nuova “tassa sui morti” «Era una prassi discriminatoria che avveniva solo al Santa Maria, giusto levarla»

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reggio emilia

Una delibera regionale ha vietato ai necrofori degli ospedali di procedere alla vestizione delle salme, obbligando le famiglie a spendere intorno ai 200 euro per affidare questo servizio alle imprese funerarie. Secondo Gianni Gibellini, presidente nazionale di Efi (Eccellenza funeraria italiana) e titolare di Terra e Cielo, l’agenzia modenese di pompe funebri aderente al consorzio Cofim, comprendente diverse imprese delle province di Modena e Reggio, è un provvedimento sacrosanto ma non sufficiente.

Qualcuno l’ha bollato come una “tassa sui morti”. Non è così?

«Niente affatto. La vestizione delle salme non rientrava fra i compiti delle aziende sanitarie. Gli ospedali che se ne facevano carico potrebbero incorrere in una sanzione da parte della Corte dei Conti».

Però era una consuetudine. Perché abbandonarla?

«Era una prassi discriminatoria. La vestizione veniva fatta soltanto negli ospedali maggiori, come il Santa Maria Nuova. Chi moriva in un ospedale della provincia, in una casa di riposo o a casa propria non poteva usufruirne. Inoltre si poteva prestare ad abusi».

Cosa intende con abusi?

«Fatti gravi sono accaduti anche a Reggio. Quest’anno a Modena un’infermiera dell’ospedale di Baggiovara è stata condannata perché pretendeva denaro dai parenti e per avere tentato di indirizzarli verso un’impresa funeraria amica. Anche noi avevamo denunciato tali illegalità. Raffaele Cantone, presidente dell’autorità anticorruzione, ha sottolineato che nelle camere mortuarie si registrano comportamenti criminosi. A Modena capitava che venissero boicottati i familiari che non pagavano per la vestizione».

Le imprese, almeno, eseguono correttamente il loro lavoro?

«Non sempre. Oltre il cinquanta per cento delle spese funerarie è soggetto a evasione fiscale. La legge, infatti, prevede che se ne possa detrarre il 19% entro il limite di una spesa di 1.500 euro. Capita perciò che vengano fatturati soltanto 1.500 euro e il resto rimanga in nero. Invece si dovrebbe calcolare la detrazione sull’intero ammontare o portare il limite a sei o ottomila euro. In quanto ai dipendenti delle imprese, se si facessero controlli si vedrebbe che in ogni funerale due su quattro lavorano in nero».

In Italia sono molte le agenzie di onoranze funebri?

«Ce ne sono 6.800, decisamente troppe. Negli ultimi quattro anni sono raddoppiate. In provincia di Modena se ne contano 104, in quella di Reggio almeno una sessantina. Spesso sono imprese improvvisate, che prendono in affitto il carro funebre. È un settore inquinato dalla criminalità per colpa del governo e dei Comuni».

Che cosa si dovrebbe fare per migliorare le cose?

«Occorre una legge nazionale sull’esempio della legge varata nel 2004 dall’Emilia-Romagna. Le imprese dovrebbero disporre almeno del carro funebre e delle strutture essenziali. Loro stesse o i comuni dovrebbero realizzare le sale del commiato che noi abbiamo incominciato a fare grazie alla legge regionale che ci autorizza. La gente giustamente pretende un servizio all’altezza dei tempi. La morte deve avere una sua dignità». —



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