Gazzetta di Reggio

Reggio

il 2 agosto 

Reggiani a Bologna per non dimenticare

Adriano Arati
Reggiani a Bologna per non dimenticare

Ieri in piazza Martiri la staffetta podistica in memoria della strage. Oggi sindaci e gonfaloni alla cerimonia in stazione

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reggio emilia

Tutta Reggio omaggia le vittime di Bologna. Oggi ricorre il 38esimo anniversario della strage della stazione di Bologna, il devastante attentato che il 2 agosto 1980 provocò 85 vittime, persone che si trovavano in zona stazione e vennero spazzate via dalla potenza dell’esplosione. Uno dei momenti da inserire nella strategia della tensione e della guerra fredda che hanno segnato l’Italia dal dopoguerra, con il lunghissimo elenco di morti, stragi e insabbiamenti. Mentre gli autori sono stati identificati, dopo molti processi, in alcuni estremisti di destra, rimane ancora una cortina sui mandanti. E negli anni sistematicamente escono revisioni che propongono nuove piste.



Fra le vittime c’erano anche due reggiani, madre e figlio, Eleonora Geraci e Vittorio Vaccaro, residenti rispettivamente ad Arceto di Scandiano e Dinazzano di Casalgrande. I due erano alla stazione per accogliere una parente arrivata in treno dalla Sicilia. La 46enne Eleonora aveva chiesto al 24enne figlio Vittorio di accompagnarlo. Mentre si trovavano in attesa nel piazzale principale, quello che oggi ospita il monumento commemorativo, vennero travolti dal botto. Vittorio, dipendente della ceramica Sassol-art di Casalgrande, lasciò la moglie Adele Incerti, all’epoca 22enne, e la piccola figlia Linda, nata nel 1976.



Come ogni anno, delegazioni dei Comuni di Scandiano e Casalgrande saranno alla cerimonia ufficiale di Bologna promossa dall’associazione delle vittime coi gonfaloni ufficiali. Con loro vi saranno rappresentanti del Comune di Reggio, fra cui l’assessore Valeria Montanari, della Provincia e di tanti altri Comuni e associazioni della nostra provincia.



Un’anticipazione della commemorazione ha fatto poi tappa ieri sera a Reggio. Si tratta della 34esima edizione della staffetta podistica Milano / Brescia / Bologna “Per non dimenticare”, a ricordo delle città violate dalle tre principali stragi nere del dopoguerra.

All’evento ha collaborato anche Anpi Reggio Emilia, impegnata nella parte svoltasi sul nostro territorio. I podisti, arrivati da via Emilia all’Angelo, sono entrati in centro storico dove, nelle piazze centrali, sono stati accolti dalla presidente del Consiglio comunale Emanuela Caselli. Oggi è il momento degli appuntamenti principali, con un programma molto denso.



Alle 9 il corteo partirà dal centro bolognese diretto alla stazione per la cerimonia ufficiale in piazza Medaglie d’Oro. A seguire, un omaggio al ferroviere Silver Sirotti, deceduto nella strage del treno Italicus. Alle 11.15, dal piazzale est della Stazione di Bologna partirà infine il treno straordinario per San Benedetto Val di Sambro in memoria degli attentati ai treni Italicus e 904 Napoli-Milano.

Alle 11. 30 si passa alla chiesa di San Benedetto per la messa celebrata dall’arcivescovo Zuppi. A sera in piazza Maggiore andrà poi in scena la 24esima edizione del Concorso Internazionale di Composizione 2 agosto con l’orchestra della Fondazione Arturo Toscanini.



Nel frattempo, 38 anni dopo, si continua a discutere e a seguire nuove inchieste sui mandati. A marzo è iniziato il processo per concorso nella strage nei confronti dell’ex Nar Gilberto Cavallini, con l’accusa di aver fornito supporto logistico a Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini, già condannati in via definitiva come esecutori. Non solo: c’è un’inchiesta della Procura generale di Bologna sui mandanti.

Come “da tradizione”, non mancano gli elementi poco chiari e gli “strani” intoppi al lavoro investigativo. A giugno, durante il processo Cavallini, è emersa la cancellazione, nel 2004, di alcuni reperti della strage, sei sacchetti di terriccio da cui furono prelevati campioni per analisi di laboratorio e un tavolino. Prove utili per ricostruire la dinamica dell’attentato, per anni conservati in una sperduta caserma nella periferia bolognese e poi distrutte il 15 gennaio 2004 su mandato della Corte di assise di appello. Una decisione sinora passata sotto silenzio.



Quei reperti già in passato erano finiti in discussione controverse, alcuni periti ne avevano contestato l’abbandono in un ufficio “disperso” e il conseguente pessimo stato di cura. E, ancora una volta, non è chiaro se si tratti della volontà di nascondere qualcosa o di un errore involontario, per quanto pesante. In qualche modo, comunque, si procede. E, fa presente il presidente della Regione Stefano Bonaccini, emergono «elementi nuovi, importanti che confermano una volta di più quello che ormai è un dato storico, confermato da rivelazioni, fatti, sentenze: il nostro Paese è stato vittima di un progetto eversivo pericolosissimo e, al tempo stesso, sofisticato e intricato. Un disegno che, oltre a causare tanti morti innocenti, ha messo a rischio la stessa tenuta democratica delle istituzioni repubblicane. Individuare i mandanti, accertare le responsabilità delle zone grigie, degli apparati che hanno ideato o si sono prestati a tale disegno, è ora il compito principale di chi continua a indagare per fare piena luce. Senza dimenticare il tema dei risarcimenti, che non può essere messo in secondo piano». –



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